Lasciamo ai tifosi rossoneri l'amaro compito di trovare il vero colpevole: Bonucci o l'audace dirigenza del Milan targato Mr.Li? 
Difficile dissolvere l'aurea di fallimento che offusca lo sposalizio tra il difensore italiano e la sponda rossonera di Milano.

Sarebbe crudele crocifiggere Bonucci. 
Deciso nel non voler abbandonare il Bel Paese per la sua famiglia, aveva accolto la causa rossonera anche per dimostrare a tutti che le sue qualità andavano oltre la BBC juventina. Potremmo dire qualcosa di diverso per il Milan, da chi ha portato avanti e concesso la campagna acquisti, a chi ha nominato capitano il difensore viterbese. Il club lo ha idealmente innalzato come simbolo del nuovo 11 rossonero; incolpevolmente ora rischia di candidarsi come bruciante metafora. 
Appena un anno dopo l'operazione di mercato che aveva stupito tutti, Bonucci lascia casacca e fascia da capitano per andarsene, stavolta in un altro paese. E non sembrava fosse questa la sua convinzione, prima di dover sbattere contro l'evidenza che la sua cessione è più che necessaria all'economia del club.

Non sono state solo le vicissitudini societarie a spingere il giocatore lontano dal capoluogo meneghino: l'amico e compagno di una vita Gianluigi Buffon si è speso per convincere Bonucci.
Ed ora potranno abbracciarsi di nuovo. Sarà interessante vedere il modulo della squadra parigina con l'innesto di Bonucci. Il nuovo PSG di Tuchel, allenatore che predilige il gioco offensivo, avrà un'alternativa in più; potrà infatti sfruttare il nuovo arrivo come jolly in una difesa a 3, insieme a Thiago Silva e Marquinhos, con meccanismi noti da molti anni agli italiani stanziati a Parigi. In una difesa a quattro, la lotta per un posto potrebbe essere più complicata, ma sappiamo quanto le sfide esaltino il capitano della nazionale italiana.

Torino chiama, Parigi risponde: la sfida per la Champions è stata lanciata.