Brava dea. Ti ho visto con curiosità giovedì... principalmente perché sarai sparti-acque della mia Juventus, ma anche perché sapevo non mi avresti deluso. 

Sono sempre stato molto critico nei confronti della squadra bianconera: da tifoso juventino non ho mai sopportato la sudditanza psicologica verso una competizione europea. Il calcio è business, ma anche amore ed emozione. Giovedì sera ho visto questo amore sconfinato a Dortmund; 5000 tifosi in trasferta, un presidente idolatrato che si commuove davanti a cotanta bellezza. Per me l’Atalanta aveva già vinto; o perlomeno lo avevano fatto i suoi tifosi. 

Alla fine della partita, nonostante il risultato di sconfitta, la dea ha vinto per la seconda volta.

Devo dire la verità, mi hanno stupito. Mi sarei aspettato un muro alla difesa della propria porta. Non perché sia il gioco che attua Gasperini, ma perché alla fine noi italiani abbiamo sempre questo “pregiudizio” e timore reverenziale, verso le competizioni europee specificato sopra. Siamo succubi di una mentalità tattica, che cozza e stride con quella fuori dai nostri confini.

Ed invece ho visto quello che più mi piace e mi appassiona del calcio, anche davanti alle vittorie stesse: pressing alto, capovolgimenti di campo, ottima qualità nel gioco... ma soprattutto nessun timore dell’avversario. Non il più scarso che si potesse avere, anzi. 

Mia cara Dea giovedì sera hai vinto e con te anche un pezzo d’Italia. Sei stata maestra di ciò che noi juventini, molto spesso, non riusciamo a fare. E poco importa che il risultato dica 3-2... il tuo atteggiamento, per me e per tutti, vale molto ma molto di più.