Una canzone faceva così "L'estate sta finendo, e un anno se ne va...", ma qui si parlava già del finire di agosto, almeno per i Righeira, mentre qui ci troviamo ad un passo dall'ultimo mese estivo caldo per metà e che porta verso l'autunno dal giorno dopo il Ferragosto con le sue scrosciate d'acqua che chiudono le porte alle vacanze soprattutto al mare. Ma proprio del mare si va a parlare oggi e troveremo la storia di tutte quelle persone al che assiepate sotto l'ombrellone discutono di lavoro, donne e l'immancabile calcio.

Oggi vi racconto la storia dei quattro giocatori di Briscola e Tressette che si sono trasferiti per le vacanze a Santa Marinella, città metropolitana di Roma, abitata da 18.000 anime, che in estate si vedono arrivare in zona mare tanta gente, almeno il doppio di loro. E tra le tante persone, con casa in affitto, ci sono gli immancabili quattro amici pensionati; il sor Armando detto il 'Duca', ottantenne una vita in Banca, Ermenegildo detto 'Furetto', settantacinquenne ex muratore, Alberto detto 'Cica' ottantatreenne ex spazzino e fumatore incallito, e per ultimo Franco detto 'Branda' settantatreenne ex postino, tra le tante celebrità, consegnava la posta anche all'abitazione di Alberto Sordi. I quattro accompagnati dalle immancabili mogli, si ritrovano ogni mattina al solito Bar dello Stabilimento Balneare Lido, seduti al tavolo a ricordare quel che si è fatto il giorno prima e di qualcosa che li porta a farsi due risate.
Ecco che i quattro consumato il loro caffè, con Franco che si mangia l'immancabile bombolone alla crema, per restare più leggero tra una risata e l'altra, si dirigono sul bagnasciuga dove inizia la conversazione calcistica; Armando è romanista, ma che dire romanista, porta un anello sopra alla fede con stemma della Lupa Capitolina, Ermenegildo invece ha sderazzato e tifa Fiorentina per le origini toscane del nonno che lo convinse a tifare viola, Alberto romanista, che ne parla come un conoscitore, ma che poi preferisce una bella passeggiata con la moglie, alla segregazione per i novanta minuti davanti la tv, e Franco che ripete sempre "Io so della Pagnotta, magno bevo e nun me ne importa", quindi uno che non è interessato al calcio in generale, ma che da le frecciatine al sor Armando che gli si può toccare tutto meno che la Maggica Roma. Ecco che Alberto la butta là tra un discorso di politica che prendeva corpo "Avete visto la Roma, quest'anno con Mourinho vince lo scudetto" ecco che Armando facendogli il segno delle corna, come a far passare Alberto come jettatore risponde "Nun t'allarga, a noi ci basta tornare tra le prime quattro. Poi quello che viene in più ce lo prendiamo". Ermenegildo però rincara la dose "E no Armà, con quell'allenatore dovete per forza vincere qualcosa... Almeno questa..." indicando un ragazzino che si sta mangiando la Coppa del Nonno, "Sfotti, sfotti, pensa alla tua viola, che da mo che non suona più, siete rimasti a Battistuta e Rui Costa, Checchi Gori e la Marini". Ecco che irrompe Franco "Quest'anno lo scudetto lo rivince la Juve, con Allegri è troppo fortunata, quindi metteteve l'anima in pace". Ecco che il sole comincia ad alzarsi e scaldare più del solito. Passando tra la miriade di lettini e ombrelloni di color verde acqua, ecco che si apprestano ad aprire l'immancabile 'Quadrombrellone', di cosa si tratta? Sono quattro ombrelloni uniti per coprire l'immancabile tavolo pieghevole, stavolta non è quello delle lunghe battaglie, distrutto poco più di una settimana fa dal sor Armando con una 'polsata' degna del miglior sfidante di braccio di ferro. Questo è nuovo, che poi nuovo è un parolone, era rimasto chiuso nella sua cantina per almeno un trentennio, quando, come spiegava lo stesso Armando, portava i suoi figli sul litorale di Ostia con l'immancabile pranzo al mare vicino alla cabina presa in affitto. Prima una bella birretta fresca, poi ecco che esce fuori il mazzo di carte, nascosto per bene agli occhi del proprietario dello Stabilimento, che gli ha spesso rimproverato di non fare schiamazzi almeno nelle prime ore del mattino. Le squadre sono le medesime il sor Armando con il fido Alberto contro Ermenegildo e Franco. Ma prima di inziare Armando esclama "Ma la borsa frigo?". Ecco che si dirige verso l'ombrellone delle mogli, che nel frattempo discutevano sul gossip e delle 'sciaqquette' che giravano in tv soltanto per accaparrarsi il ricco di turno "Mirè (Mirella), ndo sta la borsa frigo? Voi quattro non me la raccontate giusta, state sempre a chiacchierà, ma de che poi...Invidiose" ecco che la signora Mirella da dietro la sua sdraio tira fuori la borsa frigo e dice "Mi raccomando, non fate come al solito, sotto il caldo la birra fa male", sor Armando dopo un "Se vabbè, se vedemio", gira le spalle e torna al tavolo poco distante. La sabbia brucia e tra gli...auch...coce...mortacci su...corri, corri....delle persone che passano per di là, ecco che la partita ha inizio. Come spettatore c'è il nipote di Ermenegildo, soprannominato Chiacchierino, che ha soltanto dieci anni, ma a una lingua (parlantina) spigolosa che interrompe l'attenzione di sor Armando che gli lo fa notare "A lello, fatte a fa na notata al mare va".
Ecco che inizia la Briscola, e sembra che quel vociferare intorno sia scomparso in un secondo, ora ci sono solo le carte e gli avversari. Ma a interrompere l'attenzione ci pensa il solito Chiacchierino con un "Per me c'ha il re di bastoni!", ecco che il sor Armando tuona "A Furè, diglie quarcosa che così nun se pò giocà". Ecco che Ermenegildo chiamando sua moglie gli dice "Adriana! Daje un bombolone a regazzino. Va l'ha va, che nonna te da la merenda". Ecco che ora la partita può avere un prosequio tranquillo. Il sor Armando per l'euforia butta fuori un "Briscola!", bloccando di colpo il chiacchiericcio intorno, trovandosi una trentina di sguardi verso di lui, tanto che la moglie lo richiama "Armando, non strillate, qui la gente si viene a riposare e non a sentire le tue grida". Dopo essersi scusato, a modo suo, con un "Se vabbè", ecco che si volta e dice "Cica, spegni quella sigaretta e da le carte". Alberto ha dalla sua tre pacchetti di sigarette Lucky Strike senza filtro, immancabili, senza di quelle non potrebbe vivere, ma ne fuma a dismisura senza rendersene nemmeno conto. Franco intanto da il suo primo sbadiglio e accenna una mezza cecagna (primi sintomi del sonno), Ermenegildo così lo richiama "A Branda te sei svejato da un'ora e già voo tornà a dormi?".
La prima mano si chiude con la coppia Armando-Alberto in vantaggio di 1-0. Intanto dal mare lo schiamazzo attira l'attenzione di tutti, anche dei quattro al tavolo, sembra che un signore sia andato troppo al largo e sia rimasto bloccato in alto mare, la moglie impaurita comincia a strillare "Bagnino, corra mio marito sta annegando". Ecco che il bagnino spinge in un battibaleno il pattino e vola nella direzione del signore che sembra pian piano non avere più forze. I quattro si alzano dal tavolo e seguono la vicenda, Armando esclama "Non capisco le persone che devono andare a largo, ma perchè stare con i piedi per terra gli da fastidio?". Ecco che il bagnino agguanta il signore e lo trasporta sul pattino, e dopo un gesto del soccorso alzando la mano, per tranquillizzare soprattutto la moglie che per poco non gli prende un coccolone (infarto). I quattro tornano a sedersi "Speriamo che non ci sia qualcun'altro che ha voglia di affogarsi" esclama Franco, tanto che il sor Armando gli risponde "Perchè c'hai paura che te svegliano dal sonnellino?". Ecco che la partita torna accesa; sor Armando assesta quattro mani in suo favore, e sembra che questo a Ermenegildo non vada giù "Svejete! svejete!", urla verso Franco "Me stai a fa perde la partita, vedi de fa una mano come se deve, daje". Ecco che da dietro arriva Chiacchierino con un secchiello pieno zeppo di acqua, e la svuota in testa a Franco "Svegliati Franco!". Zuppo d'acqua Franco si inalbera, adesso sarà costretto a cambiarsi la maglia, dovrà fare quei 'quattro passi' che non avrebbe voluto fare "A regazzì nun se fa così, e daje no" tuonà mentre va verso l'ombrellone delle mogli. Sor Armando è sconcentrato "Ma se per ogni cosa demo fermà il gioco, allora è mejo nun giocà! Poi questo (Franco), c'ha na flemma che pe andà, cambiasse e tornà, ce mette du ore. Daje che sennò famo l'una!". Franco torna, si siede e riprende in mano le carte "Quanto stamo?", "Sempre 1-0 pè noi" risponde Alberto. Un pò di santa pace per i quattro, che concludono la seconda partita con il pari, 1-1 e carte al centro. Il sole filtra e colpisce agli occhiali Alberto, tanto che il sor Armando che di riflesso ha il sole agli occhi, e infastidito dal pareggio avversario nel rammarico generale esclama "A Cica, levete st'occhiali che me stai a cecà". La seconda mano va a favore di Ermenegildo e Franco, 2-1. Armando è spazientito "Ma che oggi avete aperto le natiche?", ecco che Ermenegildo punzecchia "No, e che oggi nun te gira bene, e ogni tanto potresti pure accettà la sconfitta", "Capirai, senti a chi lo stai a dì" fa da controcanto Franco. Ma oggi non gira bene al sor Armando, con la terza partita che sembra andare a chiudere in favore della coppia Ermenegildo-Franco. Ma un guizzo, un'intuizione e una Mandrakata da parte del sor Armando, che fa il segno con la spalla, quindi ha il cavallo di briscola, mette in forte pericolo Franco, che è indeciso se prendere con l'otto sapendo che sarebbe stato vano contro il nove del sor Armando, oppure lasciare la mano con dieci punti in favore degli avversari. Con denara di biscola, Ermenegildo aveva messo giù il sette di bastoni, Alberto aveva caricato con l'asso di coppe, quindi Franco doveva o superare il sette di Ermenegildo con il suo tre di bastoni, oppure mettere l'otto di denara, la terza carta era l'asso di spade. Franco butta giù il tre di bastoni, certo che Armando sta facendo una finta, e che quel nove di denara non l'abbia in mano, ma sia in 'bianco' (senza briscola), ecco che però dal cilindro il sor Armando tira fuori l'asso di bastoni, lasciando sbigottito tutto il tavolo, 32 punti un piatto da paura "Ve lo piazzato sotto il sette. Beccateve questa...Gargarozzoni". Quei trentadue punti alla fine portarono ad un 2-2 a fine gare. Poi il 3-2 a favore della coppia Armando-Alberto arrivò veloce, avevano dalla loro quasi tutte le briscole, quella è la mano 'fortunata', poi sul finire della quarta gara, ecco l'immancabile voce della signora Mirella "Armà, ma sete venuti al mare per giocare a carte o fare il bagno? Daje che tra poco ritorniamo a casa che questo sole scotta un pò troppo", sor Armando "Se, vabbè". Il sole picchia davvero forte, e solo la brezza marina sembra, con le sue folate di vento , far rifiatare la gente sulla spiaggia. Intanto qualche spettatore ogni tanto si affaccia, curioso di vedere quella partita, come stesse assistendo ad una finale mondiale dove nessuno vuole perdere, soprattutto il sor Armando, che ripete spesso "Sono come la Roma, vado di rimonta". Ma prima di giocare, dalla borsa frigo Armando tira fuori la seconda birra "Rinfrescateve le idee, ve stanno a fumà le capocce (teste)". Un bel bicchiere di birra fresca, Peroni per i quattro amanti del made in Italy, rilassata e sgranchita, come pugili dopo la fine di una ripresa, ma pronti a tornare sul ring a darsela di santa ragione. Si riprendende, Armando apre le danze "Mo so cacchi vostri", Ermenegildo, che sa come innervosire l'avversario "Te sei fatto sta bevuta, accontentete, adesso ve lessamo (battiamo)". Il sor Armando sta a mille, in attesa di ricevere le carte, muove le mani come se dovesse fare un incontro di Wrestling sgranchiendo le dita "Mo vo damo noi, altro che lessate". Un botta e risposta, la gara va di pari passo...Briscola...Carico...Daje Forte...Cala...Le movenze iniziano ad aprire le danze, sembra di trovarsi di fronte a persone che hanno quei tik continui e non riscono a gestirli. La partita almeno a contarla a mente dovrebbe essere alla pari e manca l'ultima mano, chi avrà la meglio la coppia Armando-Alberto che chiuderebbe con il 4-1 oppure il 3-3 che porterebbe la partita a dover rinviare la partita fino al risultato di cinque per vincere? E già ogni pari, dopo il 2-2 raddoppia sempre, quindi il 2-2 porta la gara a 4, il 3-3 porta la partita a 5 e su di lì. Il sor Armando però sembra spietato "Daje...Daje...", tenta di dissuadere gli avversari con strappi di voce da far saltare anche il meno pauroso dello strillo improvviso. Ermenegildo intanto 'bara' con un totale buttato là "Ce mancano dieci punti", con sor Armando che gli fa eco "Se pe anna affanc... nun te n'ventà niente, hai preso proprio quello sbagliato su i conti". La gara salta improvvisamente, sembra che ancora una volta che l'attenzione sia stata richiamata da una baruffa sul bagnoasciuga, due signori si stanno attacando, perchè, da come si vocifera, la signora conosce quel che a suo marito è a tutti gli effetti uno sconosciuto, ma il sor Armando la sa lunga "Quello non riesce a passare sotto la porta" e i tre al tavolo "Perchè?", Armando sorridendo "C'ha certe corna...".
Ecco quindi che dopo l'intervento di altri due signori, tutto si chiude, con moglie e marito che continuano a battibeccare nella camminata sul bagnoasciuga e l'altro che è rimproverato dalla gente della spiaggia, che alla fine aveva capito quel che diceva il sor Armando. Una risata al tavolo, si torna a giocare, ogni tanto tirando fuori le 'corna' di quel signore, e sghignazzando. Si torna seri, quella è pur sempre l'ultima mano, ma ora tutti non si ricordano quanti punti gli mancano per vincere la partita. Ecco quindi che si arriva a fare i conti; il sor Armando taccuino vicino segna tutti i punti, Ermenegildo che aspetta il verdetto dell'avversario per contare, continua nella sua fase di punzecchiatura "Conta, conta, che me sà che sento odore de sconfitta". Ora parte il conteggio al taccuino, mentre finge di non sentire la voce avversaria "Trentacinque....più dieci...quarantacinque...più quattro...quarantanove...più dieci....sessanta....guarda se non è finita pari è", e mentre ricontrolla le carte, vede che manca una carta "Eccola qua, co questa chiudo er banco! Avemo vinto!". L'urlo è imponente, tanto che qualche signora se ne risente sulla spiaggia e il sor Armando gli risponde "C'havemo du scudi (pochi anni da campare) de vita e fatte na risata e rilassete", ma la moglie incalza "Basta con queste carte! Andiamo a casa!". Stavolta niente Tresette, e dopo aver canzonato gli avversari, il sor Armando, così come gli altri tre della partita, si dirigono verso l'ombrellone delle mogli e poi dopo essersi caricati le piccole sdraiette da sole, e i borsoni frigo dell'acqua si dirigono verso l'uscita dello stabilimento.

La combriccola dei quattro amici continuerà a vedersi ogni giorno anche in vacanza, con quel 'Quadriombrellone' pronto ad accoglierli per una nuova ed estenuante partita a carte.