Basterebbe riguardare la partita di sabato sera contro il Sassuolo per capire che l'Atalanta ormai è diventata grande. Possesso palla, verticalizzazioni, cinismo e più soluzioni in ogni reparto con Gasperini che sta plasmando sempre di più un gruppo definito solo qualche anno fa troppo provinciale per ambire a grandi traguardi. La qualificazione in Champions League ottenuta durante la scorsa stagione è la giusta ricompensa per un club che ha sempre fatto della programmazione e del calcio principi cardine della sua crescita. Acquisti mirati, calcio spumeggiante e un tecnico in grado di risaltare le qualità dei singoli. Gasperini, arrivato in punta di piedi, ha contibuito senza dubbio all'exploit atalantino cominciato dall'imprenditore Percassi combinando concretezza e spettacolo.

Non solo: bisognerebbe anche tornare indietro per motivare una metamorfosi straordinaria che trova terreno fertile anche nel vivaio. Mancini, Gollini, Conti, Gagliardini, Kessié e Baselli sono alcuni dei profili cresciuti a Zingonia, anche se alcuni di questi successivamente hanno preferito lidi più prestigiosi. Da alcune cessioni il club bergamasco ha sempre trovato l'energia di ricostruire, merito anche di un talent scout come Mino Favini. Adesso l'Atalanta è un'isola felice e una splendida realtà del nostro calcio, che può essere forse paragonata alla Fiorentina di Prandelli e all'Udinese di Guidolin ma soltanto in termini di gioco. Un gioco spumeggiante e sfacciato. Un gioco che piace a tutti e che la rende bellissima. Come una Dea.