Pensando che nelle passate calde estati italiane, ecco che nei cortili della Capitale  2019 post pandemia, si vedevano gruppi di persone con tavolini, sotto l'ombra fresca delle sette della sera, con un chiacchiericcio continuo e un mazzo di carte, prettamente piacentine, e si perchè per molti le carte napoletane restavano più difficili da capire, che poi da capire cosa c'era erano pressapoco uguali. Di ritorno da una giornata di lavoro, dopo un volo di quasi tre ore, mi fermai alla fontanella a due passi da casa, rinfrescandomi il viso, poi mi misi seduto a rifiatare un po'. Ed ecco che mi trovai ad assistere ad un misto di movimenti facciali, chi chiama il carico, ma la partita si trasforma in magia, quando partono i segni, e già nella briscola non si può parlare, ed ecco che l'uno chiama il nove all'altro muovendo la spalla verso l'alto, l'atro risponde alzando le pupille verso l'alto, facendo capire che ha il dieci, ma bisogna fare alla svelta, perchè se uno degli avversari se ne accorge allora salta il banco, e la partita prende un'atra piega. Al tavolo il sor Armando detto il 'Duca' perchè in vita sua ha avuto auto di classe, 80 anni e una vita passata seduto dietro lo sportello di una Banca, che maneggia le carte come fossero banconote, alla sua sinistra Ermenegildo detto 'Furetto', per la sua rapidità in gioventù nel lavorare,  75 anni, pensionato muratore che ancora oggi si fa i suoi lavoretti, certo quel che può fare, ed ogni tanto risponde al cellulare con la solita risposta "Vediamo quando ho un giorno libero, passo e vengo a vedere cosa si può fare". Poi c'è Alberto detto 'Cica', 83 anni e una vita alle spalle da spazzino, fumatore incallito, si dice superi i tre pacchetti al giorno. Ultimo Franco detto 'Branda', 73 anni ex postino che non si perde mai il pisolino pomeridiano, la 'branda' a Roma è divisa in due parti; la prima è il letto, quando si dice "Vado in branda" oppure per la fisicità prorompente di una persona " Sembra una branda", per quanto è grosso fisicamente. La partita è accompagnata dai gingerini, tenuti in una cassa frigo anni 80, la valigetta è proprio del periodo di un verde chiaro che pian piano va a sbiadirsi con il passare del tempo. Ecco che il signor Armando spiazza tutti con "Briscola!" lasciando senza parole Ermenegildo e Franco, che si lasciano andare alla solita "Che sculata!". La gara si fa sempre più accesa, parole poco consone con l'italiano, cominciano a farsi spazio, il romano è secco, utilizzano anche parole che i romani di oggi non sanno nemmeno cosa significhino. Il tavolino è quello pieghevole a doghe stile pic nick degli anni passati, che sembra poter cedere da un momento all'altro alla botta secca del polso dei quattro giocatori, ogni tanto si eclissa sulla sinistra, dalla parte di Franco che ogni tanto fa partire il suo solito sbadiglio accompagnato dalla sgranchita alla schiena. La gara dopo l'ennesima briscola del signor Armando, termina in parità, 2-2 si dovrà fare la bella e la controbella, il due pari implica ad andare al doppio vantaggio, quindi ogni pari porta a raddoppiare. Intanto mi faccio un'altra bevuta d'acqua, sembra di assistere ad una competizione importante, tanto che dalle finestre ogni tanto si affaccia qualcuno, tra i tanti il signor Nestore detto 'Pala', ex fornaio che si lascia andare a qualche commento "Ma chi è Armandiello? ah... il solito fortunato. Se c'ero io...", il signor Armando senza guadare gli risponde "So' dieci anni che dici che se c'eri te...ma non scendi mai a giocà". La partita intanto si porta sul 3-2 per la coppia Armando-Alberto. Il signor Alberto è silenzioso, l'unica cosa che fa è il muovere la canotta, forse un tic che si porta dietro da sempre, come a far entrare aria, anche se poi di aria ce n'è ben poca. La partita è pronta a ricominciare, per vincere Armando e Alberto sanno bene che non devono far fare troppi punti agli avversri. La mano è fortunata, Armando rifila una doppia briscola, gli avversari tentano di riprendersi con una briscola a testa.
Terzo set... sembra una partita infinita, Armando mette la carta ed Ermenegildo gli grida in faccia "Briscola!", l'aria sta cambiando e una leggera arietta si affaccia sul cortile, Armando dice la sua "Gustate st'arietta Furè, che mo' te famo cappotto". Il signor Ermenegildo si dimena tra una risata isterica e la voglia di fargli pagare quelle parole. Armando cala il due di coppe, Ermenegildo non leggendo bene la mossa dl compagno di squadra, cala il tre di bastoni, sornione il signor Alberto, sposta la canotta soffia sulle carte e dice con un filo di voce "Briscola!" e se la ride, questo porta ad un misto romano-ostrogoto dove esce di tutto, Ermenegildo si fa di fuoco in volto, e sembra pronto a lasciare il tavolo, tanto che il signor Armando gli dice "A Furè, lassa sta, lassa sta, a rilassete, questa l'hai persa mo' ce sta er Tresette. Consolete co l'aietto per ora". Inizia il Tresette, è passata quasi un'ora dall'inizio della sfida, intanto mio figlio Picchio è sceso in strada a giocare con i suoi amici, e mia moglie con mia figlia in braccio, si è seduta accanto a me "Fa un caldo in casa, è meglio stare giù". La cena può aspettare, addirittura la moglie di Armando, la signora Mirella opta per una soluzione "Che famo na tavolata in cortile?", ecco che dalla finestra accanto le mogli degli altri tre accettano, ed ecco che scendendo con tavolini al seguito, mi chiamano "Hey, e voi che fate non rimanete con noi?", così dico a mia moglie "Perchè no", e mentre la partita di Tresette prende il volo, salgo in casa e porto giù un tavolo, un dolce e due bottiglie di vino, che mi avevano regalato dei parenti. Nel frattempo, mentre le donne preparano le tavole, e pian piano arriva anche il companatico, la coppia Armando-Alberto sembra in crisi, stanno subendo una sonora sconfitta, e la situazione sembra capovolgersi, tanto che il signor Armando si rivolge a Ermenegildo in un italiano maccheronico "Ma che me stai prendendo per i fondelli?" ed Ermenegildo risponde "Perchè te senti sollevato?". La partita si è trasformata in una miriade di battute a mitraglietta, non ne scappa una, e le risposte sono spesso riprese dalle mogli che non accettano parole simili, soprattutto ad orecchi indiscreti, soprattutto della signora Antonia detta "TG1", perchè sa tutto di tutti. Ecco che la partita sta per chiudersi, con il duo Armando-Alberto che ha rimontato Ermenegildo-Franco. I punti sono sul filo di lana, sembra che da un momento all'altro uno dei quattro sganci la bomba finale per chiudere la gara. Nel frattempo chiamo mio figlio che è ancora a giocare a pallone con i suoi amici, e in quel momento una botta secca sul tavolo fa esplodere il signor Armando "E annamo!", e...crack...il tavolo esala il suo ultimo momento di vita, cadendo su se stesso in un frastuno di doghe che si scontrano tra loro. La moglie di Armando esclama "Lo sapevo che prima o poi lo doveva rompe, quello era de povera mamma", pensate quanti anni aveva quel tavolino.
La serata si chiuse poi con vari ricordi dei quattro e della loro gioventù, i loro volti sorridenti al ricordo delle motorette, delle mode del periodo e dei capelli che portavano da giovani. Noi, io e mia moglie, li guardavamo come se stessimo vivendo in quel momento quel periodo che non avevamo mai vissuto, ma che ci piaceva ascoltare.