La voce grossa con la UEFA, con lo spauracchio di rivolgersi alla giustizia ordinaria, si è sgretolata in pochi mesi: la proprietà Milan, non sapendo da che parte cominciare per pareggiare il bilancio, di fatto contratta una clamorosa autoesclusione dall’Europa League (senza precedenti al mondo) per sbolognare la patata bollente all’acquirente che, pare, si materializzerà nei primi mesi del 2019. Il Milan delle sette Champions contratta di non partecipare ad una competizione conquistata sul campo.

Ma come il fondo Elliott non era onnipotente? Stramiliardario? Grandissimi nomi per tornare sul tetto del mondo? I biglietti da visita si chiamano Giampaolo e Krunic, e dalla UEFA si fugge per mancanza di progetto. Ho salutato positivamente Boban, ma mi chiedo che ruolo possa rappresentare: forse il trait d’union con la paventata nuova proprietà (Usmanov)?

Sta di fatto che l’ennesimo salvatore della patria sta già evaporando soprattutto nei fatti ed il confronto con Inter e Juve si fa sempre più impietoso. Ad oggi la prima domanda che mi porrei è per quale ragione al mondo dovrei sottoscrivere un abbonamento: per arrivare settimo?

E’ il sesto anno consecutivo che partiamo dalla prima elementare, perché ad aprile siamo già bocciati, ma non si sprecano i trombettieri delle campagne da sogno, della proprietà solida, del mammasantissima in arrivo dal Barcellona! Eppure è sempre prima elementare, un eterno ritorno sfiancante, un tunnel di cui non si vede il fondo, Conte che va dalla parte opposta.

Appare ormai tristemente evidente che torneremo a dominare in Europa, si, ma con i prossimi proprietari sempre che esistano, sempre che abbiano il portafoglio gonfio e sempre che vogliano metterci mano per risollevi destini rossoneri.

Davvero un pessimo, ennesimo risveglio ad anni luce da dove dovremmo trovarci.