In Inghilterra ha fatto parecchio discutere il clamoroso caso del Liverpool, costretto a disputare a distanza di 24 ore nel mese di dicembre due partite, una valevole per la Coppa di Lega (contro l’Aston Villa) e una valevole per il Mondiale per Club, a cui partecipa di diritto essendosi laureato campione d’Europa.
Al netto dei soliti commenti faciloni, giocare due partite ufficiali in due giorni non è assolutamente realizzabile, se si vuole mantenere un alto livello di agonismo e spettacolo.
Appare evidente che verranno schierate due formazioni completamente differenti (come già fatto trapelare dagli ambienti Reds); meno chiaro è se la partita di Coppa di Lega verrà disputata dalle seconde linee o addirittura dalle giovanili.
Lo scopriremo tra poco più di un mese, ma questa situazione ha rimarcato uno dei grandi punti deboli del calcio di Sua Maestà, spesso elevato a modello: il calendario fitto.

Già in estate Pep Guardiola e lo stesso Klopp ebbero a lamentarsi dell’eccessiva proposta di match, che non consentiva di effettuare una preparazione adeguata nel precampionato e che portava ad un dispendio energetico considerevole. Certo, guardando ai risultati conseguiti dai due team si potrebbe obiettare che non parrebbero esserci state delle ripercussioni, ma, in realtà, quella dei due top manager di Britannia è un’osservazione corretta: si gioca troppo.
In Inghilterra, è risaputo, oltre alla FA Cup, la coppa federale dal fascino unico al mondo, è organizzata un’altra competizione, ovvero la Coppa di Lega, una manifestazione che differisce rispetto alla prima per il numero di partecipanti ma che mantiene il medesimo meccanismo di qualificazione.

Ecco, il primo grande problema: è davvero ancora necessario mantenere due competizioni del genere? L’esigenza degli sponsor impedisce l’ipotesi di annullare la Coppa di Lega ma, perlomeno, si potrebbero sviluppare alcuni accorgimenti: ad esempio, chi arriva fino in fondo alla Carabao Cup (nome commerciale del trofeo) deve disputare nel migliore dei casi 6 sfide, con la previsione di una semifinale andata e ritorno. Se a queste ci aggiungiamo le 6 sfide di FA Cup, il Community Shield e le 38 gare di Premier, il monte totale delle partite casalinghe ammonta a 51. Una enormità, considerando che a queste vanno aggiunte quelle in campo internazionale.

In effetti, a ben vedere, il problema sorge proprio in relazione al moltiplicarsi delle partite estere: quando fu costituita la Coppa non c’era ancora il proliferarsi della quantità enorme di sfide europee e dunque poteva essere giustificabile. Ma adesso, con il nuovo che avanza, mantenere questa tradizione in modo così esasperato appare francamente incomprensibile.
Ecco perché servirebbe un rinnovamento anche nella patria del calcio: anche loro devono migliorare, e il caso della squadra della città dei Beatles dovrebbe far aprire gli occhi.

Immaginiamo fosse successo in Italia: la community di Vivoperlei sarebbe invasa di articoli in proposito.
Quindi, non sempre Inghilterra è sinonimo di successo.
Si pensi ad un’altra grande particolarità denominata Replay: in FA Cup, infatti, le partite che terminano in parità vengono ridisputate a campi invertiti. Ergo, le partite ufficiali, teoricamente, possono continuare a crescere fino a un numero davvero esagerato.

Quando Jurgen dice che si gioca troppo forse bisognerebbe prendere in considerazione queste parole, dette da un verace appassionato di calcio come il tedesco: bisogna porre un freno all’eccesso di offerta, altrimenti la qualità cala e alla lunga si corre il rischio di potersi stancare.

A volte, la bellezza del calcio, sta anche nell’attesa di una gara di cartello e non nel riempirsi la pancia di infiniti match poco adrenalinici.