...le colline sono in fiore. Probabilmente è così. Con la bella stagione alle porte, il verde dei colli torinesi e i fiori varipinti sono esaltati dalle radiazioni solari, in assenza, quest'anno, degli effetti della primavera, offuscata da piogge e basse temperature alquanto anomale. Cristiano Ronaldo, da inquilino privilegiato di quella zona, starà sicuramente apprezzando tutto il bello che la natura può riservare, fra una sessione e l'altra di squat e addominali. Ai tifosi juventini, allo stato attuale, della natura o dei fiori, poco importa. Manca un allenatore e gli indizi vanno tutti in direzione di Maurizio Sarri. Manca un centrocampista di quantità e qualità.

A stuzzicare le fantasie calcistico-erotiche di tifosi e dirigenza è sicuramente Paul Pogba. Nome, peraltro, conosciuto e apprezzato in casa bianconera, avendo, il franco-guineano, militato a Torino tra il 2012 e il 2016. Deus ex machina dell'operazione (a parametro zero) che condusse il "piccolo" Paul, dal regno di Sir Alex alla corte di Antonio Conte, fu Mino Raiola, manager dai lunghi tentacoli. Una piovra, appunto, stesso epiteto con il quale ci si riferisce a Pogba, per effetto della sua stazza e della sua capacità di arpionare, smistare e calciare il pallone. Le due gambe da essere umano, sul rettangolo verde, si trasformano in un sistema tentacolare di rara bellezza. 

Paul era un bambino, nel quadriennio bianconero. Ciò che ha fatto innamorare i tifosi di questo ragazzone di colore è la sua aria scanzonata. Sempre con la testa fra le nuvole, sempre pronto allo scherzo. Camminata dinoccolata, quasi goffa e un taglio di capelli inconfondibile: cresta e decorazioni sui lati, rigorosamente rasati. Un gol fantasmagorico al Napoli ci fece capire la caratura del ragazzo, tanto da conquistare, l'anno successivo, un posto fisso da titolare. Conte gli insegna a stare al mondo (del calcio), Allegri lo lascia libero di sprigionare fantasia e talento. Numero 10 sulla schiena, per una sola stagione, prima di tornare a Manchester.

Agli ordini di Mou, Pogba, è diventato un uomo. Fascia da capitano e doti da leader dello spogliatoio camminano di pari passo con prestazioni sempre più elevate. I battibecchi con il mago di Setubal, che gli sottrae il vessillo dal braccio, fortificano ulteriormente il bagaglio caratteriale del centrocampista. Il discorso negli spogliatoio, prima della finale Mondiale, rappresenta la sublimazione di tale atteggiamento. Un sermone da leader consumato, non da giocatore affermato, ma pur sempre in "tenera" età. Deschamps, creando un gruppo coeso, ha fatto sì che le abilità oratorie di Paul uscissero allo scoperto. Mou, spaccando come al solito gli animi del vestuario, ha incentivato la voglia di rivalsa dell'ex juventino. 

Il centrocampo di Madama necessita di un profilo del genere. Quantità, qualità, leadership. La mediana lenta e macchinosa avrebbe bisogno di una bomba a orologeria di tale portata e tali dimensioni. Tecnica e fisico garantiscono di sopperire a una velocità poco esplosiva, in vista, soprattutto, di doti non comuni nel muoversi negli spazi stretti. Nello spogliatoio, poi, rientrerebbe dalla porta principale. Immaginiamo che, qualche tempo fa, il bambino prodigio ascoltasse con grande attenzione le arringhe di Buffon e compagni. In caso di Pog-Back nessuno gli impedirebbe di indottrinare il gruppo, avendo acquisito notevole esperienza e dimestichezza fra Red Devils e Nazionale. 

Non è facile, sia ben chiaro. Siamo di fronte a un affare da cifre esorbitanti, tenendo conto anche del corteggiamento della Casa Blanca. La rifondazione madridista, capeggiata da Zidane, prevede il Polpo Paul quale obiettivo primario per rinforzare la linea mediana. Paratici starà sicuramente studiando un escamotage, puntando fortemente sulla volontà del francese di riabbracciare i vecchi amici e compagni. La relazione sui costi-benefici della trattativa vede le due variabili quasi in perfetto equilibrio: il costo di Pogba è tanto elevato quanto il rendimento e la qualità da offrire all'intera squadra. Milinkovic-Savic e Ndombele sono le alternative più valide e meno costose. Il fascino di Pogba, nel mondo bianconero, tuttavia, sopravvive sulla linea del tempo e dello spazio. 

Certi amori non finiscono? Fanno dei giri immensi e poi ritornano?