In quel di Riad è andata in scena la finale di Supercoppa Italiana che ha visto trionfare nettamente la Lazio sulla Juventus, ancora alla ricerca della quadratura del cerchio dall'arrivo di Sarri, sconfitta per la seconda volta (e con il medesimo risultato) nel giro di quindici giorni dalla formazione di Inzaghi. Le premesse per assistere ad un bello spettacolo c'erano tutte: da una parte i campioni d'Italia pronti a legittimare il proprio dominio anche in questa stagione mentre dall'altra la rivelazione del campionato che dopo una partenza in salita è riuscita ad inanellare vittorie su vittorie fino a portarsi a soli tre punti dalla vetta della classifica. A livello di formazioni Inzaghi conferma in toto la squadra capace di battere e dominare la Juventus due settimane fa,mentre Sarri decide di cambiare in difesa preferendo De Sciglio al più offensivo Cuadrado e dando ulteriore fiducia a Demiral preferito ancora una volta a De Ligt. Davanti c'è ancora spazio per il tridente delle meraviglie Dybala-Higuain-Ronaldo.

Nonostante la Juve possa contare su una rosa di qualità superiore, anche a Riad sono i biancocelesti di Inzaghi a dominare l'incontro dimostrando che la partita di campionato non sia stata solo un episodio sporadico. Il gioco dei laziali viene premiato dopo sedici minuti quando Lulic si libera facilmente di De Sciglio,che prova un intervento scriteriato in scivolata in piena area di rigore e che viene saltato con estrema semplicità dall'avversario, e crossa sul secondo palo dove un solissimo Milinkovic ha il tempo di stoppare il pallone e di servire al centro dell'area di rigore Luis Alberto che in corsa spiazza Szczesny e segna il gol del vantaggio. Il match prosegue sullo stesso canovaccio di quello di campionato con la Lazio a fare la partita e la Juventus che prova ad attaccare grazie alle sue individualità e proprio grazie ad una di queste trova il gol del pareggio sul finire della frazione quando Dybala è il più lesto di tutti ad avventarsi sulla corta respinta del portiere avversario su un tiro dal limite dell'area di Ronaldo. Nemmeno il pareggio in extremis sveglia i bianconeri puniti ancora una volta dalla Lazio con un'azione fotocopia del primo gol: questa volta è Lazzari a crossare in mezzo un pallone velenoso che spizzato da Parolo si dirige verso il secondo palo dove un liberissimo Lulic insacca il gol del sorpasso. Nemmeno il nuovo vantaggio dei biancocelesti sveglia i bianconeri che nonostante i cambi di Sarri faticano a cambiare registro e che completano il remake della sfida di campionato nel finale quando Correa si invola in contropiede verso la porta ma spara addosso al portiere avversario,sulla respinta si avventa Parolo abbattuto però sul più bello da Bentancur già ammonito. La Juve resta così in dieci e sulla punizione conseguente Cataldi chiude la partita con una traiettoria perfetta.

Finita la partita sono partiti i primi processi e le prime critiche nei confronti di Sarri accusato di non far rendere al massimo la Juventus e di alcune scelte discutibili come la nuova panchina di De Ligt che da grande acquisto si è trasformato in flop. Prima di criticare Sarri bisognerebbe analizzare la situazione in tutte le sue parti e confrontarla con il primo Napoli di Sarri e non con quello dell'ultima stagione del tecnico sulla panchina partenopea quando la squadra era al massimo del suo potenziale. Uno dei punti deboli di Sarri al Napoli era la gestione delle partite: finchè la squadra andava a mille all'ora la partita si trovava in mani salde,quando cercava di rallentare e addormentare il gioco incappava in errori che ridavano speranze agli avversari. Solo dopo tre anni e grazie ad allenamenti su allenamenti questo problema è stato quasi del tutto risolto. Non è una novità che le squadre di Sarri fatichino dal punto di vista della gestione,basti pensare che lo stesso Sarri il giorno della presentazione in bianconero aveva affermato di voler trattenere dalla gestione Allegri proprio questo aspetto,perchè se pur tacciato di difensivismo,il tecnico livornese aveva fin da subito inculcato nella sua squadra l'idea di essere padroni dal punto di vista del ritmo più che del gioco. A questo problema se ne lega subito un altro: la fase difensiva. La retroguardia bianconera non è più inespugnabile come un tempo e l'assenza di Chiellini oltre al difficile ambientamento di De Ligt combinato con i nuovi dettami tattici ha complicato ulteriormente la situazione.Esempio lampante è l'ultima partita di campionato quando un'Udinese in difficoltà ha fatto visita ai bianconeri. Dopo un primo tempo dominato in lungo e in largo,con un Ronaldo in forma smagliante, e in netto vantaggio di tre gol,la squadra di Sarri ha cercato di abbassare i ritmi ottenendo come risposta il risveglio dei friulani capaci di arrivare più di una volta in area di rigore. Alla fine la partita si è conclusa 3-1 nonostante le tante occasioni concesse agli avversari,grazie anche alla poca cattiveria sotto porta della squadra di Gotti.

Se la gestione della partita e la fase difensiva sono problemi risolvibili solo grazie agli allenamenti,è un altro il fattore da prendere in esame per notare le differenze tra l'esperienza napoletana e quella torinese di Sarri: Il Napoli era un'orchestra sinfonica priva di prime donne dove a far funzionare la melodia era l'insieme degli strumenti. per questo quando ne mancava uno il suono era meno piacevole. La Juventus,al momento,è formata da un insieme di solisti che funzionano da soli e meno in gruppo. é anche vero però che spesso e volentieri sono le giocate del campione ha decidere le partite e se c'era una pecca nel Napoli Sarriano era proprio l'assenza del Ronaldo o Dybala della situazione.

Se a Torino si interrogano per la sconfitta, sulla sponda biancoceleste del Tevere si festeggia non solo la vittoria della Supercoppa ma la consapevolezza di essere finalmente grandi. Dopo la Champions sfiorata due stagioni fa e persa all'ultimo nello scontro diretto contro l'Inter,la Lazio si è lasciata andare ad una stagione di transizione finendo la scorsa stagione all'ottavo posto e salvandola parzialmente con la vittoria della Coppa Italia che oltre ad arricchire il palmares dei biancocelesti ha permesso alla squadra di Inzaghi di qualificarsi in Europa League.A finire sul banco degli imputati per una stagione non proprio esaltante finiscono anche due punti fermi della rosa come Milinkovic-Savic e Luis Alberto con il primo sedotto e e abbandonato dalle big europee scappate di fronte alle richieste di Lotito (150 milioni di euro) e il secondo accarezzato dall'idea di tornare da protagonista nella sua Siviglia. Il mercato estivo della Lazio, reduce dalla stagione opaca,non è stato granchè con il solo Lazzari ad arricchire la rosa più qualche acquisto per rimpolpare la panchina come Jony e Vavro. Il lavoro fatto nella passata stagione da Inzaghi è stato però sottovaluto e mentre tutti puntavano il dito sulla società incapace di migliorare la rosa il tecnico andava avanti con le sue idee seminando frutti che ora sono pronti per il raccolto. Lo spostamento di Luis Alberto e Milinkovic-Savic con l'ingresso di Correa nell'undici titolare sono mosse oggi lodate ma in passato criticate per una Lazio troppa offensiva e fragile dietro. Ora con l'entusiasmo alle stelle e privi delle coppe i biancocelesti sono più di una minaccia per il titolo finale con Conte e Sarri che dovranno fare i conti anche con Inzaghi da qui a maggio.