In questa settimana molto travagliata per la sponda rossonera di Milano, sta passando in sordina un argomento molto scottante: mentre infatti tutti sono concentrati sull’esonero di Giampaolo e arrivo del nuovo tecnico Pioli, etrambe le due presidenze stanno spingendo sempre di più il comune di Milano a dare il via libera per il nuovo stadio. Ma abbiamo davvero bisogno di un "San Siro 2.0"?

Dall'Italia del 1925 all’era moderna

Finanziato dall’ex presidente del Milan Piero Pirelli nel lontano 1925 e progetto dall’ingegnere Alberto Cugini e dall’architetto Ulisse Stacchini, originariamente il San Siro, situato nel "Piazzale Angelo Moratti", prevedeva solamente quattro tribune rettilinee, di cui solamente una coperta e con una capienza massima di 35.000 posti. Fu inaugurato appena un anno dopo, con l'amichevole terminata 6 a 3 tra Inter e Milan, mentre la prima partita ufficiale la disputò il Milan, qualche settimana più tardi, contro la Sampierdarenese, società che poi si fuse con l'attuale Sampdoria. Esattamente dieci anni più tardi l'impianto divenne proprietà del Comune di Milano, che gestisce e possiede tutt'ora l'impianto. Diede il via a una prima operazione di ampliamento, portando la capienza a quota 55.000 posti, e nel secondo dopoguerra, a partire dalla stagione 1947-1948, lo stadio divenne la casa anche dell'altra sponda di Milano, quella nerazzurra. Nel 1955 il comune di Milano diede il via a un nuovo ampliamento che portò la capienza ai 100.000 posti, ma per ragioni di sicurezza si scelse di scendere agli attuali 85.000. Nella struttura, l'illuminazione notturna che contribuisce alla splendida cornice arrivò solamente dieci anni più tardi, nel 1967. Il vero e proprio "restyling" che ha trasformato la "scala del calcio" in quell'impianto che possiamo - ancora - ammirare si deve allla Coppa del Mondo Fifa del 1990, meglio conosciuta come Italia 90. Proprio grazie ai Mondiali venne infatti costruito il famoso terzo anello dello stadio, e furono coperti tutti i posti a sedere. Questo "nuovo" San Siro venne ufficialmente inaugurato il 25 aprile 1990, poche settimane prima di ospitare quella che è stata la prima partita d'apertura della coppa del mondo. Venendo finalmente all’età moderna, lo stadio ha subito gli ultimi due ritocchi nel 2008 (quando per lavori di adeguamento agli standard Uefa la capienza fu ridotta a 80.018 posti) e 2015, con la realizzazione di 150 posti "ground box", per assistere alle partite praticamente da bordo campo, in pieno stile inglese.

Il reattore del calcio italiano

Descritto da tutti come uno degli stadi più al mondo - non a caso rientra nel secondo posto della classifica degli stadi più belli al mondo secondo il Times -, il San Siro, o anche Giuseppe Meazza, è insieme allo Stadio Olimpico, "il reattore del calcio italiano". Qui al Meazza infatti, si sono disputate ben 44 partite della nostra Nazionale, secondo solamente a quello romano; mentre per le partite di club al San Siro, i tifosi di Inter e Milan hanno potuto festeggiare rispettivamente una Uefa Champions League e tre Coppe Uefa per gli interisti, e quattro Supercoppe Uefa per i milanisti. Un vero e proprio pezzo di storia, calcistica e non. Ma allora, perché si parla di demolizione, in favore di un nuovo impianto?

Chi c’è dietro il "San Siro 2.0"

La lezione, dopo le brutte storie legate al "teorico" nuovo stadio della Roma, dovremmo averla imparata un po' tutti: è per questo che fin dai primi annunci dell'interesse di Inter e Milan a presentare il progetto per un nuovo stadio, più di qualcuno ha preteso e ottenuto informazioni dettagliate: dietro ai lavori ci sarebbero due società incaricate di presentare i progetti poi da approvare successivamente: "Populous" e "Manica-Cmr". Pochi giorni fa però, si è tenuta nel comune di Milano, una riunione tra la commissione congiunta Sport-Urbanistica e alcuni rappresentanti delle due società calcistiche. Riunione in cui è venuta fuori una situazione stagnante: i contrari al nuovo stadio sono stati più dei favorevoli, tanto che il capogruppo della Lega Alessandro Morelli ha minacciato di ricorrere al Tar se il sindaco di Milano Giuseppe Sala proseguirà nell'obiettivo di vendere il Meazza alle due società, che poi potranno praticamente fare ciò che vogliono con il suddetto impianto. Insomma, dietro al nuovo stadio ci sono due società incaricate di presentare altrettanti progetti, e due coalizioni che pare abbiano iniziato una lunga e feroce battaglia burocratica.

Ristrutturare non va bene?

In alternativa ai due progetti, intitolati "La cattedrale" (Populous) e "Gli anelli di Milano" (Manica-Cmr), si è parlato anche di una eventuale ristrutturazione: in realtà, tale ipotesi è stata letteralmente declinata da Inter e Milan, che seppur con un costo di realizzazione sensibilmente minore - sono circa 100 i milioni che si andrebbero a risparmiare - si sono categoricamente rifiutate di scendere ai compromessi proposti dai portavoce del "no al nuovo impianto". Si resta così per ora impantanati, mentre secondo Carlo Monguzzi, uno dei capifila del movimento del "no", il progetto dello stadio andrebbe totalmente in collisione con uno degli obiettivi più importanti che la giunta comunale sta cercando di raggiungere, ovvero quello di ridurre il consumo di suolo in città.

È tempo di schierarsi

Sviluppi importanti sulla situazione potrebbero arrivare dai cittadini: è stato infatti lanciato un sito web (www.nuovostadiomilano.com) in cui è possibile esaminare parte dei due progetti e dire la propria rispondendo a ben quarantre domande. Questo però ovviamente non basterà a trovare una soluzione: in ballo ci sono una marea di soldi, e per fermare la demolizione del San Siro servirà ben altro che rispondere in maniera negativa ad un sondaggio sul web. Se da una parta infatti, un nuovo stadio garantirebbe sicuramente maggiore visibilità nel calcio europeo, dall'altra ci sentiamo di condividere alcuni dubbi sollevati da chi si è già schierato in difesa del San Siro: se nell’ultimo derby tra Inter e Milan il biglietto meno costoso per un settore popolare veniva staccato per la "modica" cifra di settanta euro, con il nuovo stadio a quanto si potrà arrivare pur di recuperare parte delle spese? Perchè invece non tenersi il veccho e storico San Siro, investendo magari su settori molto più importanti, come riportare allo stadio le famiglie e rendere lo sport accessibile davvero a tutti? Il nuovo stadio infatti, avrà il 15% di posti "corporate" (ovvero vip), contro l'attuale 4%. Il calcio non è per quelli in giacca e cravatta.