Ahimè la vita non è un film. Ehm, purtroppo, ogni dì me lo ricordano gli occhi spenti e gialli di un ubriacone egiziano. Quest’ultimo adagiato su una panchina comunale, a due stelle e a mezza pensione, in un Giardino alle porte di Milano. Una gelida birra Moretti e una Malboro rossa tra le dita ingiallite dalla nicotina. Per il sottoscritto è soltanto un altro uomo senza un nome e con il volto parzialmente sfigurato in una nuvola di fumo di colore grigiastro. L’ennesimo extracomunitario dagli occhi tristi e spenti. Possibilmente da cacciare, a calci nel sedere, nel Paese d’origine.
In quel Parco, io sono soltanto di passaggio. Un’anonima ombra di una lunga e snervante giornata di lavoro. Mi chiedo se il mio disagio non sia nient’altro che il mal di vivere. Viviamo la stessa angoscia, siamo i figli dello stesso tempo, entrambi nati nel posto e nel momento sbagliato.  

Sono le ore 00:17 del 27/09/2020; Il portatile è acceso e a mezzo servizio alla comoda mercé dello scrivente. La mia compagna dorme, forse beata, in una camera da letto. Mi brucia un po’ lo stomaco. Maledetta sia la gastrite e chi l’ha inventata. Se lo prendo: io uccido. Questa sera ho cenato con un pasto fugace a base di taralli, olive, pomodori secchi e vino di Troia. Ahimè, oggi passo e chiudo alla solita passeggiata notturna. Pazienza! Vorrà dire che mi terrò il bruciore allo stomaco per qualche ora. Fuori fa un freddo cane. Ci saranno al massimo una decina di gradi. La coccia pelata non aiuta contro il freddo. Riprenderò dal cassetto un vecchio cappellino per l’inverno. Miagolano i soliti gatti in fila per due. Beati loro perché più tardi forse faranno all’amore. Complottano contro di me le cimici con le quattro zampette appese alla zanzariera. Questa sera mi tenderanno il solito e feroce agguato notturno? Spero di uscirne incolume anche questa volta. Pregate per me perché domani potrei essere anche morto.   
Brrr! Fuori pare inverno inoltrato e invece è soltanto l’Autunno con le sue foglie secche e i rami degli alberi spezzati dal forte vento. Forse mi sbaglio? Per esserne certo controllo su Meteo.it. Basta un semplice click. È ufficiale l’Estate fa parte del recente passato. Quelle sante chiappe al vento sono soltanto un lontano e dolce ricordo. Ahhh! Mi mancano da morire quelle natiche fresche indorate dal sole e rinfrescate dal mare dell’Adriatico. Un giorno a esse dedicherò una poesia. La più bella di tutte. E’ il mio sogno recondito nel cassetto. Lode alle chiappe al vento! Durante questa lettura non vorrei dare a voi la sensazione di lamentarmi e basta. Per fortuna il freddo ha anche i suoi lati positivi. C’è uno strano silenzio nel Condomino. Wow! Per un istante spero che i condomini siano tutti morti di sonno. Dovete morire tutti di sonno è il mio grido di battaglia nel cuore della notte. Soprattutto tu del piano di sopra #giochiamoafarelaguerra. E’ il momento giusto per sorseggiare un bel grappino notturno. Poi sarà il turno di una buona sigaretta, sempre le cimici permettendo.  

Secondo te esiste la tempesta perfetta? Sei seria? Si sono serissima! E soprattutto perché lo chiedi al sottoscritto? A chi se no? Boh! Non vedi che in cucina ci siamo solo io e te? Lo sai bene cara. Oggi non mi stuzzicare. Sono nervoso e non sono in vena, ahimè, per affrontare l’argomento. E perché mai? Se non l’hai notato, genio solo in sregolatezza, si è fatto tardi. Che ora è? It’s five o clock. Sono stanco e tra un po’ vorrei andare a letto. Mi permetti? Dai su che ti costa? Resta un altro po’ con me. Fammi compagnia. Oggi mi sento fragile e sola. Sai, bella mia, non sei l’unica dell’allegra compagnia. C’è la fila lì fuori. Non la vedi? Ti dirò. Questa volta sono sincero. Vorrei restare soltanto per possederti per una decina di minuti e non oltre. Magari su un comodo divano o su una fredda sedia di cuoio in cucina. Però ho la netta sensazione che oggi, io e te, non faremo soltanto all’amore. Giusto o mi sbaglio? Tutt’altro penso che tu mi voglia prendere per i fondelli. Come al solito del resto. Lo pensi per davvero? Si! E sono arcistufo del tuo comportamento. Cosa ti ho fatto adesso? Lo sai benissimo! E ti prego di non fare la furba con il sottoscritto. Sei tanto bella e così affascinante da perdere il fiato ma non mi freghi più. Ormai ti conosco da una vita intera passata ad aspettarti. Spiegati meglio perché proprio non ti capisco. Lo sai benissimo cara. Una richiesta di tale portata non può essere soddisfatta a quest’ora della notte. Forse domani alle prime luci dell’alba. A mente più sgombra dai pensieri ingombranti della notte. Non ti prometto nulla. A meno che tu - come ti accennavo poco prima - non mi voglia prendere palesemente per il sedere. Per carità di Dio ci può stare; Sono un uomo di mondo. Lo capirei senza storcere il naso. C’è a chi piace.  E ci sono individui che hanno costruito una carriera scintillante con un dito nel sedere. E in fondo, in fondo, penso anche io di meritarmelo quel dito sacro… Dici? E poi di tanto in tanto la vittima dovrebbe avere il coraggio di ribellarsi al suo feroce aguzzino. E sentiamo, genio, io sarei la tua vittima sacrificale? Dipende tutto dai punti di vista…..
Quante paranoie ti stai facendo Arsenico17 per una semplice domanda? Non capisco perché tu voglia sempre complicarti la vita più del dovuto. E’ così dura l’esistenza! Te lo devo proprio dire. Sei davvero snervante come il canto del gallo alle prime luci dell’alba. Come un chilo di sabbia umida nelle tasche del costume. Da parte tua mai, un cazzuto, “non lo so”. Mi dai il pretesto per continuare nella discussione fino allo sfinimento di entrambi.   “Secondo te Arsenico17 esiste la tempesta perfetta?”.
Non saprei proprio. E, ehm e comunque non credo sia possibile risponderti a cuor leggero e a quest’ora della notte. 

Champions League - 4/4/18
Parliamoci chiaro. Possibilmente tra adulti nonché vaccinati. Fin dall’inizio si presentava come un’impresa impossibile. Un’impresa da Dio! Così l’avrebbe definita il noto filoso americano Jimmy Carrey. E come se lo era, cappero! Tu Jimmy eri in America e non lo potevi sapere affatto, forse a girare un film dei tuoi. Tra l’atro sei il numero uno. Mi fai sempre sorridere. Noi eravamo in Spagna a giocarci i quarti di finale di Champions League contro il temibile Barcellona di Valverde.
Eravamo quelli che dovevano competere contro la squadra più forte del mondo. Il Barcelona imbattibile di Piquè, Rakitic, Busquets, Iniesta, Suàrez e Lionel Messi.
Quest’ultimo è il Dio del calcio sceso in terra per allietare le nostre e misere vite mortali. Il Dio che si è fatto uomo per insufficienza ormonale da carenza di somatotropina. Il terzo giorno è risuscitato secondo gli almanacchi del calcio per dare un calcio nel sedere (grande come 6 palloni d’oro messi insieme) a quel cristiano di Ronaldo.

Durante i novanti minuti di gioco, ahimè, abbiamo preso quattro sberle in pieno volto. Una più terribile dell’altra. Prima schiaffeggiati di striscio dal fuoco amico di De Rossi e il greco, Manolas. Poi colpiti in pieno volto da due ceffoni tremendi di Piquè e Suàrez.
Quella sera tutto è andato storto. In balia della tempesta perfetta.
Infatti in novanta minuti di gioco i Catalani c’hanno fatto una faccia rossa come quella di un peperone.
Se quella partita fosse, ahimè, durata per altri dieci minuti, beh, io sono convinto che i catalani c’avrebbero grigliati tutti fino all’ultimo e senza un filo d’olio. Compreso l’allenatore, i dirigenti e i tifosi della squadra capitolina. Il primo sarebbe stato quel bellimbusto di Monchi perché più facile da spellare grazie all’essenza totale di capelli sul suo corpo.  Poi a turno tutti gli altri. Grigliati senza pietà di dietro e davanti: Perotti, De Rossi, Pellegrini, Florenzi, Kolarov, Fazio, Manolas, Allison e via dicendo. E ben presto dal cielo del Camp Nou si sarebbe alzata una nuvola nera da fare invidia al fungo della bomba atomica di Hiroshima. E non sarebbe stato soltanto per l’SOS lanciato da quella faccia di sonno di Mr. Di Francesco.

Ahimè quella sera siamo stati tutti vittime della tempesta perfetta. Nonostante ciò, da sopravvissuti siamo tornati a casa sulle nostre gambe anche grazie al goal della speranza del bosniaco Edin Dzeko.
Naufraghi in cerca di un buon pasto caldo e di un rifugio sicuro per notte.
Per il match di ritorno, a questo punto, non ci restava altro che accompagnare il morto al cimitero. Questa volta avevamo fatto le cose per bene e cioè ordinato le corone di fiori e predisposto il testo delle carte mortuali: Qui giace per sempre la Roma di Mr. Di Francesco sopraffatta in Spagna dalla tempesta perfetta.
L’ultimo e straziante saluto al caro defunto prima di una degna sepoltura.  Se avessimo potuto, diciamo la verità, il match di ritorno avremmo preferito non giocarlo affatto.  Meglio restare a casa al sicuro tra quattro mura domestiche.   
Eppure quella partita alla fine l’abbiamo giocata eccome se lo abbiamo fatto, soprattutto per il Regolamento.

E sappiamo tutti come è andata a finire quel match meraviglioso che rimarrà di diritto nella storia del calcio mondiale e negli occhi sognati di tutti i romanisti. Non c’è bisogno aggiungere altro alla vicenda prettamente calcistica. Perché il calcio ci ha insegnato ancora una volta qualcosa di estremamente importante. Non è cosa buona e giusta nella vita, quella di confondere una singola sconfitta con una sconfitta definitiva.
Perché, ahimè, tutti noi un giorno potremmo essere, o già lo siamo stati, naufragi in cerca di un buon pasto caldo e un rifugio sicuro per la notte. Ricordalo sempre, talvolta, il gioco del calcio ci insegna. Perché il calcio è vita. E nella vita c’è il gioco del pallone.

E adesso vieni qui. Ho bisogno di stringerti ancora una volta forte al mio petto. Sei sempre così sfuggente. Fuggi via da me da sempre. Mi fai tanta rabbia. Io ti vorrei mia per sempre. Lo senti il mio cuore? Fa tic-toc-tic-toc. Sono stanco dalla giornata e non mi reggono più le gambe. Vorrei sedermi su di te, sulle tue gambe. Ehm, almeno per un momento. Ti prego. Perdonerai un giorno la mia debolezza? Non riesco mai a cogliere la tua vera essenza, candita come la neve in Inverno. Il tuo profumo m’inebria d’amore per poi subito dopo stordirmi d’abomino. Vibro tra le tue dita lunghe e affusolate. Ti prego fai di me quello che vuoi. Possiedimi in questa fredda e lunga notte d’Autunno. Fallo su un comodo divano o su una fredda sedia di cuoio. Perché io non posso possederti. Tu non sei mia e mai lo sarai. Fuggiresti via da me soltanto dopo un minuto. Fai di me quello che vuoi: Un poeta, un artista o semplicemente il più grande bluff di questo blog di calcio. Non m’importa più niente. E’ da una vita che ti cerco.  Sei così bella da perdere il fiato……ahhhh!

E io vorrei fare all’amore con te ogni sera, almeno questa notte d’Autunno. Ora! Possederti anche per una volta sola. E con te danzerei sotto le stelle e la luna. Come due gatti innamorati nel buio pesto della notte. Ma tu fuggi via da me……e io è da tutta l’estate che ti cerco disperatamente per fare all’amore con te…. Ma tu sei così bella da perdere il fiato e fuggi via da me…… Io per te venderei la mia inutile anima al diavolo. E lo farei adesso senza pensarci su nemmeno per un momento. Firmerei con il sangue la mia condanna a morte per un momento di felicità. E se tu fossi davvero mia, non fuggiresti ogni notte via da me. E io resto come uno scemo ad aspettarti un’altra notte. E poi un'altra e un'altra ancora…E non mi importa del tempo che passa! Perché io per te firmerei con il sangue la mia condanna a morte soltanto per un momento di felicità.  

Tutto questo lo farei solo per te…! E fai di me il più grande bluff nella storia di questo blog. Non m’importa…perché almeno questa notte tu sei stata mia davvero…. Anche se per un momento. Mia davvero……….
Non arrendetevi mai!

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Arsenico17