25 aprile: una "Festa inutile"

Troppo spesso sento dire che il fascismo è storia vecchia, che è superato, che bisogna guardare oltre. Basta con questa retorica comunista stantia e anacronistica! Il fascismo della prima metà del '900 è superato, è storicamente superato. Siamo in un nuovo millennio, come negarlo. Ma il germe dell'odio rimane a lungo sottoterra, fino a che le circostanze non lo portano nuovamente a prolificare,  per disattenzione, per casualità, per congiunture politiche, per povertà: di cibo, sogni, cultura.
Il fascismo si è sempre proposto come un'ottima soluzione di pulizia ed ordine, là dove crisi di valori e povertà avevano portato insoddisfazione, corruzione, delinquenza. Si sono proposti come soluzione ed hanno introdotto, intolleranza, legge del più forte, privatizzazione della libertà, cultura dell'odio, della rabbia, della guerra, della persecuzione del diverso, della xenofobia. Nulla di tutto questo è stato mai superato, purtroppo.

In questi giorni mi è capitato di leggere "25 aprile festa inutile", una scritta che mi ha fatto riflettere. Davvero la ricorrenza della liberazione può essere considerata una festa inutile? A questa affermazione serve una risposta decisa e chiara. Non di destra, non di sinistra o di centro, non una risposta politica, ma una risposta di cuore, quello che i politici italiani hanno dimenticato di possedere.
Il 25 aprile è la celebrazione della libertà, che ha vinto sull'oscurità, una vittoria che  avrebbe dovuto rendere tutti liberi di esprimere la propria opinione, anche chi definisce questa festa inutile e gode proprio di quella conquista che sgualcisce con superficiale noncuranza.
Per ogni epoca in cui qualcuno ha cercato di spegnere la luce della ragione ed oscurare l'intera umanità. Ci sono state forze che hanno spalancato le finestre portando un nuovo e intenso splendore. Occorre però non dimenticare che il prezzo pagato è stato sempre molto, troppo alto. Forse non crediamo più nell'"utilità" del 25 aprile, ma saremmo disposti a mettere in gioco la libertà dei nostri figli, dei nostri nipoti, dei nostri fratelli? Perché è proprio per quella libertà che va mantenuta viva la memoria. Perché se è stato una volta, può essere ancora, i corsi e ricorsi della storia ci insegnano.

Io non sono né potente né ricco, se lo fossi magari ragionerei diversamente, o forse no. Sta di fatto che non ho strumenti per proteggere il futuro dei miei figli, tranne lottare per poter dare loro un avvenire di pace e tolleranza. La mia forza è direttamente proporzionale alla misura in cui questa cultura di tolleranza, apertura e pace verrà condivisa da altri. Per questo il 25 Aprile è una festa non solo UTILE, ma necessaria.
Quando la festa busserà alla porta, trascorrerò la giornata in famiglia, con le mie sorelle, nipoti, cugini, figli, nel modo migliore. Molti faranno una gita sui prati, qualcuno andrà in bicicletta, qualcun altro, porterà i figli a giocare in spiaggia, in molti opteranno per il mare. E qualcuno, si qualcuno sicuramente, avrà preso parte ad una commemorazione. Perché la libertà più grande che abbiamo sta proprio nella nostra normalità. Ci sono generazioni che si sono viste portare via la serenità di una gita in famiglia, di una partita a pallone con i cugini, di un pranzo con i parenti. Oggi penso ai bambini ucraini, siriani, afgani, iracheni, iraniani, somali, sudanesi, etiopi, colombiani. Solo ieri erano bambini italiani, spagnoli, francesi, greci, portoghesi, olandesi.

La libertà è il lusso di passare una giornata di sole, come quella che stiamo aspettando. Seduti a tavola con un frizzantino bianco nel bicchiere, i nostri cari di fronte, il mare all'orizzonte e come sottofondo le risate dei bambini. 
Oggi, domani  e  sempre...
Buona festa della liberazione a tutti!