30 anni dallo scioglimento delle Brigate Gialloblu.
30 dalla magnifica coreografia della Curva Fiesole.
Ricordo di 20 anni di “servizio ufficiale” di uno dei più grandi gruppi ultras italiani.
50 anni di passione pura.

Tutto questo e molto altro viene celebrato a Verona durante il mese di novembre, che rappresenta un momento fondamentale della storia del fenomeno ultras nel capoluogo veneto e in tutta Italia. Esattamente 30 anni fa, oggi 14 novembre 1991, è una delle giornate più tristi per una parte della città di Verona, infatti i fondatori delle Brigate Gialloblu, nate ormai quasi vent’anni prima nel giorno 30 novembre 1971, ne annunciano lo scioglimento, la successiva giornata di campionato le gradinate corrispondenti al settore della curva sud rimarranno desolatamente vuote e lo storico striscione blu con la grande scritta gialla non sarà più esposto con regolarità all’interno del Bentegodi. Oggi, per il trentennale di questo avvenimento, voglio ripercorrere la gloriosa storia delle Brigate Gialloblu, da essere calcio club, al periodo di tensione con forti scontri fino all’attuale conformazione della tifoseria veronese.

Nascita e sviluppo delle Brigate Gialloblu
Partiamo dunque dal 30 novembre 1971, data dell’ufficializzazione della nascita delle Brigate Gialloblu al Bar Olimpia di Borgo Venezia, ma come ogni data storica serve solo a dare un indicazione del periodo di tempo, infatti già dalla stagione precedente un gruppo di giovani tifosi andava in curva per tifare il Verona in un modo nuovo, diverso a quello che si era visto fino ad allora. Ci si comincia ad incontrare regolarmente durante la settimana per preparare cori e coreografie da esporre poi la domenica, si arriva per le prime volte a programmare le trasferte, tutto movimentato solo dall’amore per il Verona. Questo concetto è molto importante da sottolineare e porta a fare un altro excursus, le Brigate erano dichiaratamente apolitiche al momento della fondazione e in curva andavano ragazzi di ogni estrazione sociale o schieramento ideologico, sebbene il nome fosse stato ispirato dalle Brigate Rosse e fu proposto da alcuni tifosi militanti in delle precedenti organizzazioni studentesche di sinistra.
I primi tesserati delle BG erano ragazzi del centro che non volevano neanche far parte del centro di coordinamento dei calcio club, infatti pochissimi anni dopo la nascita del gruppo, dallo storico striscione “Calcio club Verona Brigate Gialloblu, esposto in Piazza Bra, venne rimossa la parte recitante “Calcio club Verona”. Nel mentre, sparsi per la provincia e principalmente la zona della Bassa Veronese, i paesi con più sostenitori avevano i proprio calcio club che organizzavano i viaggi fino al Bentegodi, nacquero nel corso degli anni ’70 altri gruppi, uno dei più importanti Hellas Army, i quali però si identificavano ugualmente come brigatisti gialloblu, per rendere l’idea di come fosse un fenomeno così coinvolgente. Anche se la politica non era argomento che interessava in curva, già dai primi anni di vita delle Brigate si registrano scontri con tifoserie apertamente schierate, come quella Bolognese, ancora oggi a sinistra e malvista, che si trasformavano in importanti occasioni per esponenti di organizzazioni o partiti estremisti per creare disordini.
Nel corso degli anni successivi le Brigate Mutano sempre di più, il numero di presenti si allarga, si creano i primi personaggi iconici tra gli spalti ma anche tra i giocatori c’è chi spicca ed è ovviamente il caso dell’eccentrico Gianfranco Zigoni, divenuto idolo della tifoseria e anche protagonista di un coro: “Scende Busatta sulla destra in progression e mette in mezzo un bellissimo balon, arriva Zigo che di testa segnerà e il Verona vincerà, glory glory Hellas Verona, glory glory Hellas Verona, glory glory Hellas Verona, per sempre Gialloblu” e proprio Zigo-gol con questa canzone ci apre la porta per la pagina più importante del racconto. Dal punto di vista dei cori la curva del Verona è sempre stata un passo avanti rispetto alle altre tifoserie, da ritmi alternativi a quelli in voga a testi principalmente in dialetto sono le principali caratteristiche dei cori delle Brigate che però prendono una strada ben delineata con le nascite dei gemellaggi.

Il primo riconosciuto e tutt’ora il più antico sodalizio tra tifoserie in Italia è quello che lega veronesi e sampdoriani, nato nel 1973 leggenda vuole che a seguito di uno scontro entrambe le fazioni rimasero colpite dalle capacità belliche altrui a tal punto da sotterrare l’ascia di guerra e bere insieme qualche goto (bicchiere in dialetto veronese, generalmente di vino). Altri rapporti importanti e ancora oggi rinnovati ad ogni occasione possibile sono quelli con Fiorentina e Triestina, non è un vero e proprio gemellaggio ma si tratta solo di rispetto il legame con la Lazio, all’esterno ottimi rapporti sono mantenuti con il Kaiserslautern mentre la lente d’ingrandimento va puntata sull’alleanza Verona-Chelsea. Per capire il motivo che ha portato a questa amicizia bisogna tornare leggermente indietro nel tempo, negli anni ’60, dal punto di vista musicale, Verona era denominata la “Liverpool d’Italia” per via della nascita di diversi gruppi beat sull’onda dei ben più famosi Beatles, degli Who e molte altre band, la British Invasion aveva fatto brezza anche nel Belpaese, ma all’ombra dell’Arena in modo particolare.

Nel 1976 dunque alcuni esponenti delle BG andarono “in trasferta” a Londra, dove il fenomeno hoolingans stava prendendo una direzione incontrollabile, ed entrarono all’interno di Stamford Bridge, stadio del Chelsea, più precisamente nel settore dove generalmente si stanziavano i più importanti personaggi del tifo Blues, la temutissima Shed. Ai brigatisti fu concesso di esporre lì il loro striscione e dopo averlo appeso, si narra che gli inglesi lo considerarono un simbolo di grande coraggio così da stringere una delle primissime amicizie internazionali nel panorama ultras e da quel giorno la storia degli ultras in Italia non sarà più la stessa. Premetto di essere convintissimo che se non ci fossero state le Brigate Gialloblu, tutto ciò che diro lo avrebbe fatto la Fossa dei Leoni del Milan, di cui domai ricorre il 16esimo anniversario dallo scioglimento, ma il destino ha voluto che Verona scrivesse il proprio nome nella storia. Al ritorno da quel viaggio le Brigate ebbero uno spirito di appartenenza e una compattezza ancora maggiori, si cercava di imitare gli inglesi per quanto possibile, ancora oggi viene esposta l’Union Jack, anche se comportava cambiare pelle radicalmente, infatti non ho detto che l’amicizia col Chelsea è nata tramite i Chelsea Headhunters, uno dei gruppi hooligans più temuti d’oltremanica, forse solo Harry the Dog con i Millwall Bushwackers e la mitica Inter City Firm del West Ham United potevano definirsi superiori. Gli Headhunters nella loro storia sono stati protagonisti di violente rivolte contro avversari e polizia fuori e dentro agli stadi, prima, dopo e durante i match, hanno visto tra le loro fila ai piani alti del gruppo veri e propri criminali appartenenti ad organizzazioni neofasciste che col calcio c’entravano ben poco e alcuni di loro furono arrestati dopo un anno di riprese in incognito da parte di un giornalista, il quale si finse uno di loro per poterli eludere e ottenere confessioni, per chi fosse interessato c’è anche il video su youtube. https://www.youtube.com/watch?v=AUiCM0bfPNU 

Anche le Brigate da apolitiche cominciarono a tendere sempre maggiormente verso l’estrema destra e sia le gare in case che quelle in trasferta erano sotto gli occhi delle forze dell’ordine per evitare diventassero un campo minato. Ci furono però anche degli aspetti molto positivi dal viaggio a Londra, infatti il modo già innovativo di interpretare si trasformò in un’incredibile onda d’urto sonora che travolge tutti i presenti allo stadio, nonostante le tribune siano abbastanza distanti dal terreno di gioco e con a pochi metri come in Inghilterra. Oltre ai cori già conosciuti il repertorio si allargò notevolmente con l’adattamento in lingua italiana di ritmi di canzoni anglosassoni poi entrate in uso anche in altre curve italiane, a parer mio il più bello è: “E le bandiere gialloblu, sventoleremo sempre più, dal Bentegodi si alzerà, un solo grido forza Hellas” sul ritmo di “We’ll keep the blue flag flying high”. Nel corso degli anni è indubbio che le Brigate Gialloblu hanno fatto scuola per moltissime altre tifoserie, il che avrebbe dovuto averle rese l’icona più rispettabile di questo mondo, ma al ritorno dalla Gran Bretagna fu incrementato anche un altro aspetto, la denigrazione e l’insulto di ogni avversario ci si trovasse davanti, fenomeno che è andato peggiorando negli anni ’80 e ancora oggi non è stato sconfitto.

Gli anni ’80: gioie e dolori
L’estate del 1982 viene ricordata ovviamente per la vittoria del Mundial di Spagna, ma a Verona è ricordata anche come l’inizio di un sogno, infatti poco prima della campagna trionfale degli uomini di Bearzot, la compagine guidata da Osvaldo Bagnoli aveva ritrovato la Serie A dopo tre stagioni in cadetteria. L’Hellas e anche le Brigate ritornano nel calcio che conta e cominciano a far parlare di sé, seppur in modo differente. È ben noto che quel decennio fu colmo di soddisfazioni per la squadra dal punto di vista sportivo, uno scudetto, due finali consecutive di Coppa Italia, una partecipazione alla Coppa Campioni e due alla Coppa Uefa prima di un declino che culminerà col fallimento del 1991, evitando però di dover ripartire dai dilettanti. Al contrario invece sui gradoni della curva sud sta avvenendo una sorta di ricambio generazionale, i fondatori rimangono al comando ma arrivano nuovi ragazzi con nuovi ideali e nascono nuovi gruppi. Lo schieramento politico è ormai praticamente chiaro a tutti, l’etichetta con cui si presentavano le Brigate Gialloblu in trasferta, che poi veniva e tutt’oggi viene affibbiata all’intera città, è quella di fascisti, razzisti, xenofobi e via dicendo, portata all’interno delle BG da estremisti che trovarono nello stadio il luogo perfetto in cui fare propaganda e da teppisti aggressivi il cui unico scopo era arrivare allo scontro fisico con avversari e polizia, il che accadeva praticamente ad ogni trasferta e non solo del Verona, infangando il nome di migliaia di persone. Sotto il nome Brigate Gialloblu c’è ancora un po’ di civiltà e la convivenza con i Rude Boys, gruppo di sinistra, non era un problema anche se l’odio, la rabbia, definitela come volete, andava sfogata, così gli accanimenti verbali contro gli avversari sugli spalti e in campo aumentarono includendo anche il lancio di oggetti per provocarli.
Si ricordano però momenti in cui nel nome di Verona le idee politiche venivano messe da parte e ci si fondeva a creare un’atmosfera magica, se lo ricorderanno bene i più di 5000 brigatisti andati in trasferta a Graz nel novembre del 1983 per il secondo turno di Coppa Uefa e, soprattutto, i più di 40000 presenti il 19 maggio 1985 al Bentegodi per la festa scudetto al termine di un'altra super partita terminata 4 – 2 contro l’Avellino. Indimenticabile anche l’esodo per la sfida, poi tramutatasi in sconfitta, decisiva per la salvezza a Cesena. Da ricordare poi lo striscione che la gradinata sud blucerchiata al Ferraris dedicò al Verona nel marzo del 1985 con la scritta “Benvenuti campioni d’Italia” e il fatto che un’altra piazza tosta come Bergamo accolse l’Hellas colorandosi per un giorno di gialloblu in occasione della partita scudetto. Sembra incredibile ma pure in quell’occasione c’è chi è quasi riuscito a rovinare tutto andando a scontrarsi con la Curva Pisani dell’Atalanta. La crescita della fama positiva della squadra sul terreno di gioco e quella negativa delle Brigate Gialloblu sembra direttamente proporzionale, infatti nella seconda metà degli anni ’80 si raggiungono gli apici del teppismo e, purtroppo, tutti immagino sappiate che parlo della trasferta sentitissima a Brescia del 21 dicembre 1986. Già giorni prima si sapeva che non sarebbe potuto andare tutto liscio, a Brescia venivano distribuiti volantini che invitavano a spaccare le ossa ai veronesi, che di tutta risposta si presentarono, in parte, un paio d’ore prima di quanto le forze dell’ordine si aspettassero, trovando così campo libero per devastare tutto ciò che incontravano per strade, macchine, vetrine, cabine telefoniche e la stazione ferroviaria fu messa a soqquadro, nello stesso anno gravi danni furono causati anche a Como e Cavalese. Seguirono poi varie minacce dal presidente del Verona e dal sindaco, la cui auto rimase danneggiata, fino a quando nel febbraio del 1987 la procura incolpò 12 ultras di associazione a delinquere, per la prima volta in Italia un ultras è considerato criminale, che fece seguire una netta presa di posizione da parte della curva che espose lo striscione “Non 12 ma 5000 colpevoli”. In casa invece le polemiche più frequenti riguardano le visite del Napoli, accolti con striscioni di scherno come “Benvenuti in Italia”, mentre è ancora più clamoroso quanto accade durante il campionato di Serie C2 1986/1987, quando al Centro Sportivo Bottagisio il Chievo dovrebbe affrontare il Mantova in una gara tranquilla, ma centinaia di brigatisti colgono l’occasione per aggredire i supporters lombardi impreparati.

 

Dallo scioglimento ad oggi
Intanto in quegli anni erano cambiati anche gli equilibri tra le tifoserie, c’è stata la rottura del gemellaggio col Torino nel 1988, la decisione di non picchiarsi con l’Inter nel 1985, anche se le amicizie con le big non erano ben viste, infatti poi nel 2001 è tornato tutto come prima. I fondatori delle Brigate Gialloblu erano ancora ai vertici del movimento e continuavano a prendere ufficialmente le distanze da ciò che accadeva e da quello che gli veniva imputato, nel mentre era entrato in vigore anche il DASPO con la legge n.401 del 13 dicembre 1989, fino a che nel 14 novembre di 30 anni fa si arrivò ad un punto di non ritorno con l’annuncio ufficiale dello scioglimento dello storico gruppo in accordo con tutti i vertici dei maggiori gruppi presenti in curva. Si tratta della fine di un ciclo, di un’epoca iniziata sull’onda delle ribellioni studentesche e che termina con l’inizio delle repressioni delle forze dell’ordine sulle tifoserie e a Verona esistevano anche faide interne tra giovani e veterani. La giornata successiva regala una delle immagini più brutte mai viste al Bentegodi, la curva rimane deserta di striscioni e tifosi. La domenica successiva, il 24 novembre 1991, la Curva Fiesole di Firenze mise in scena il più grande gesto di solidarietà di una tifoseria nei confronti di un'altra di cui io abbia mai sentito parlare in Italia, un’enorme coreografia gialloblu con le lettere BG al centro e lo striscione “20 anni di storia non si cancellano, onore alle Brigate Gialloblu”, evidentemente l’impronta lasciata all’interno del mondo ultras italiano è veramente importante.
Col passare degli anni i gruppi presenti in curva riuniscono e si identificano come Curva Sud Verona /≡\, ma, specie all’inizio, poco cambierà dal passato e continueranno le risse, le prese di posizione verso la società e le polemiche per l’orientamento politico, aggravate dal famoso manichino di colore impiccato in curva che identificava il neo acquisto Michael Ferrier. I rapporti inizialmente buoni col Chievo si incrinarono dopo un derby in cui lo speaker clivense annuncio la formazione dell’Hellas Verona 1991, in riferimento al fallimento societario e poi nel giugno del 2007 il punto più basso della storia del Verona, con la retrocessione in C1 per mano di Ventura dove tutta la curva rimase oltre i 90 minuti ad applaudire i giocatori, eccezion fatta per Aniello Cutolo, incolpato di aver sbagliato gol decisivi nella partita di andata dei play-out con lo Spezia. L’anno successivo potrebbe finire ancora peggio ma l’immortale eroe uzbeko Zeytullayev ci regala una grandissima emozione con la reteeeee, per dirla alla Roberto Puliero, allo scadere sul campo della Pro Patria valida per mantenere la categoria e non crollare nel baratro della C2. Per ritornare dove meritavamo di stare non serviva altro che un tifoso voglioso di caricarsi sulle spalle la società e arriva dunque l’imprenditore di Castelnuovo del Garda Giovanni Martinelli a dirigere le operazioni, nei suoi 3 anni una finale play-off persa in C, la Serie B riconquistata con la sua intuizione di puntare su Andrea Mandorlini in panchina e una semifinale play-off di Serie B persa col Varese, anche il quel caso dopo i 90 minuti la squadra fu travolta dagli applausi del pubblico. Il ritorno nel grande palcoscenico è solo questione di tempo e la Serie A arriva al termine della stagione 2012-2013 con l’ultimo pareggio 0 – 0 in casa contro l’Empoli già scritto da giorni sui giornali. Grandissima festa in Piazza Bra con bagno nella fontana da parte del sindaco tifosissimo Flavio Tosi e si racconta anche ci fosse un sampdoriano in solitaria a petto nudo con una doppia asta e la scritta “Non mi perdo questo spettacolo”. Eroe vero.
Al ritorno in Serie A caso vuole che la prima si giochi in casa contro il Milan di Balotelli, il quale non fu risparmiato dagli sfottò e si videro anche seggiolini volare da un settore all’altro dello stadio. Sebbene le Brigate Gialloblu non esistano più ormai da tanti anni, il loro ricordo vive ancora tra le mura della curva sud e, anche se qualcuno potrà obiettare, sono convinto che le quattro stagioni passate in C1 abbiano fatto riscoprire i veri valori del tifo, che abbiano riacceso l’amore più viscerale verso la maglia, anche perché le tifoserie incontrate non erano grandi né dal punto di vista storico né da quello del numero di supporters. Sembra come si sia riaccesa una vecchia fiamma che si era leggermente affievolita, si era arrivati a cantare “Siamo i tifosi delle Brigate”, ma che ora si è gloriosamente rialimentata e brucia con passione ogni fine settimana, com’era agli inizi e come dovrà essere sempre.

Ringrazio hellastory.net per l’archivio storico e vi lascio con una canzone che credo rappresenti al meglio l’essere Veronesi.