Scritto con la mia fidanzata Alice

Gli anni 1999-2000 sono stati degli anni molto particolari. Innanzitutto, uno rappresenta la fine di un secolo, mentre l’altro l’inizio. Il 1999 è l’anno della nascita dell’Euro, la moneta che ha unificato l’economia europea, cercando di rendere il Vecchio Continente un unico Stato. Si temeva il Millennium Bug, un disastro digitale di dimensioni epiche, che, a causa dell’inadeguatezza dei software, avrebbe mandato in tilt tutti I sistemi informatici dell’epoca. Michael Jordan, a 36 anni, lasciava il mondo del basket, dopo averne monopolizzato l’interesse. Nel 2000 accadeva uno dei disastri aerei più spaventosi della storia, di cui il protagonista fu il celebre aereo supersonico Concorde, sul quale morirono più di 100 persone. Lo stesso anno, appena un mese prima del disastro, ci lasciava l’attore Vittorio Gassman, che grazie al suo carisma e fascino aveva catturato l’attenzione di tutta l’Italia. Ma soprattutto negli anni 1999-2000 sono nati alcuni dei più grandi talenti che oggi giocano nei principali campionati europei. C’è chi ha già giocato più di 100 partite da professionista, chi invece si sta affacciando solo quest’anno alla carriera da professionista. C’è chi è titolare in un top club, chi invece è in prestito per “farsi le ossa”. Ma tutti questi ragazzi (perchè definirli uomini è un po’ esagerato) hanno una particolarità in comune: sono dei fuoriclasse assoluti, dotati di una classe cristallina. E se la sorte glielo concederà, ma soprattutto se manterranno umiltà e dedizione al lavoro, diventeranno le future stelle delle loro nazionali. E non solo.

Attenzione: in questo articolo non analizzerò i calciatori in base alla nazionalità, ma in base al campionato in cui militano. Questo articolo è il primo di una piccola serie, che pubblicherò senza alcuna periodicità. Faccio ciò per rendere la lettura più gradevole e scorrevole, oltre che meno impegnativa.

 

Italia: la rinascita parte dai giovani

In questi ultimi anni il calcio italiano sta vivendo una vera e propria crisi d’identità, dettata dalla mancanza di giovani pronti a sostituire la vecchia ossatura della gloriosa Nazionale che fu. La Serie A è stata completamente monopolizzata dalla Juventus, capace di vincere 7 scudetti consecutivi (praticamente 8), ma anche la Vecchia Signora dovrà affrontare un profondo e complesso ricambio generazionale. Il Napoli dovrà fare lo stesso in alcuni ruoli, mentre l’Inter incorrerà in un cambiamento più generalizzato, che fra qualche anno toccherà anche il ruolo di portiere, ad oggi stabilmente occupato da Handanovic. Il Milan, delle quattro squadre italiane più forti, ha le basi più stabili per un futuro radioso, insieme alla Roma, che però nell’ultimo periodo sta trovando dei problemi interni alla società. I giovani ci sono, sono talentuosi e hanno bisogno di spazio per crescere. Un’altra squadra che potrebbe far bene è l’Atalanta. Tuttavia, finchè la famiglia Percassi non garantirà solide basi economiche, la squadra orobica sarà costretta a cedere ogni anno I suoi giocatori migliori, come già successo con Cristante, Caldara e Spinazzola, e come molto probabilmente accadrà con Mancini. Ma se le squadre italiane riuscissero a cambiare il trend negativo degli ultimi anni, probabilmente il campionato ritornerebbe più competitivo e la Nazionale ne gioverebbe soltanto. Ai posteri l’ardua sentenza.

Il giocatore su cui si dovrà basare il cambiamento bianconero è sicuramente Moise Kean, attaccante classe 2000, di cui si dice un gran bene. Ma nell’ultimo periodo è soprattutto uno dei giocatori più chiacchierati dell’intera Serie A. La sua voglia e determinazione ha fatto breccia nel cuore d’acciaio del sergente Allegri, il quale dal canto sua lo ha spesso preferito ad un certo Paulo Dybala nell’ultimo periodo. Non a caso, dopo aver realizzato il rigore del pareggio, la Joya è stata quasi subito sostituita dal tecnico livornese per lasciar spazio all’italo-ivoriano, che poi ha segnato il goal del pareggio, con un gran tiro di destro a incrociare sul palo opposto. E Moise è anche questo, oltre a voglia e determinazione: è un giocatore estremamente tecnico (vedasi il tunnel a Musacchio), veloce palla al piede, abilissimo nell’uno contro uno, capace di creare superiorità numerica e dotatissimo dal punto di vista fisico, grazie al lavoro di irrobustimento svolto nell’ultimo anno: inoltre possiede un gran tiro di destro, mentre sull’altro piede dovrà ancora lavorare molto. Quindi possiamo dire che per essere un giocatore di appena 19 anni ha già delle ottime basi tecniche e atletiche, oltre che una buona esperienza fra I professionisti, con 34 presenze in tutte le competizioni e 11 goal segnati, e quest’anno viaggia ad una media di un goal ogni 47 minuti. Numeri da urlo per un giocatore della sua età.
Sperando che continui a lavorare sodo e che non si monti la testa come un certo Balotelli, perchè lui ha delle qualità veramente importanti, e potrebbe rappresentare la salvezza del calcio italiano. Dimostrando a chi lo insulta per il suo colore della pelle che sbaglia. Perchè tutti siamo uguali, noi uomini. Anche Moise Kean è uguale ad un qualsiasi diciannovenne, solo che possiede un diamante unico, il più bello ma allo stesso tempo il più fragile. Il suo talento.

 

Germania: fantasia e talento, un innovativo binomio tedesco

La Germania non è mai stata una terra feconda per i giocatori fantasiosi e di talento. Anzi, possiamo tranquillamente dire il contrario: Hummels, Kimmich, Neuer, Klose sono tutti grandi giocatori, ma che fanno della forza fisica e del grande atletismo le loro armi migliori. Toni Kroos è un caso particolare, essendosi espresso come uno dei massimi registi a livello mondiale e come uno dei centrocampisti più completi al mondo. Non a caso, oggi gioca in uno dei club migliori al mondo.
Un altro esempio di grande centrocampista teutonico è rappresentato da Michael Ballack: regista, mediano o trequartista, a seconda delle esigenze riusciva a disimpegnarsi abilmente in più posizioni, sempre con grande qualità e quantità. Offensivamente parlando, Marco Reus, se non fosse stato per quei maledetti infortuni, sarebbe uno delle migliori ali al mondo, grazie alla sua rapidità e al suo dribbling da brasiliano. Vi sono anche molti altri giocatori dotati di ottima tecnica in Germania, ma la maggior parte subiscono influssi di natura asiatico-africana, o semplicemente non sono tedeschi: Jadon Sancho, uno dei giovani di maggior valore attualmente, è inglese, nato da genitori di origine caraibica, mentre il trequartista Mesut Ozil risente degli influssi della sua terra d’origine, la Turchia: il suo immenso talento, che potrebbe essere paragonato a incenso di Ankara, è instabile, come le sue prestazioni.
Lo stesso vale per il suo connazionale Gundogan. Leroy Sanè merita un discorso a parte: nato da padre senegalese (ex-giocatore di calcio) e madre tedesca (ex-ginnasta), rappresenta il prototipo perfetto dell’esterno velocissimo e dotatissimo tecnicamente, che non pecca in continuità e garantisce un ottimo numero di goal. In poche parole, Sanè è un giocatore “tedesco” solo nella nazionalità, sembrando quasi un funambolo brasiliano, o un centometrista senegalese. Scegliete voi.

Tuttavia vi è un giocatore, un artista del pallone, che ha fatto rinascere nei cuori dei tedeschi la passione per il calcio: sto parlando di Kai Havertz, trequartista del Bayer Leverkusen, classe 1999. Da I suoi primi calci al pallone ad Aachen, sua città natale, per poi essere acquistato dalle Aspirine nel 2010: nelle giovanili da sfoggio di incredibili qualità tecniche, unite ad eleganza nel calcio e intelligenza nei movimenti, dimostrandosi un ottimo centrocampista centrale, oltre che un buon trequartista, grazie alla sua visione di gioco e al suo mancino invidiabile. Nonostante la sua notevole altezza e al suo peso non irrisorio, fa della velocità e dell’agilità le sue armi migliori, a discapito della fase difensiva: recupera circa un pallone a partita e perde la metà dei duelli aerei che affronta. Ma non è neanche un “10” come siamo abituati a pensarlo noi italiani: non è un dribblimane compulsivo e non è estremamente veloce. È semplicemente un giocatore elegante, un talento fine, un diamante che a 19 anni sembra già essere completamente rifinito, e proprio questo potrebbe essere un limite nel proseguio della sua carriera: il suo gioco è un classico senza tempo, un gioco nostalgico, dolce, apprezzato da chi sa gustarsi il buon calcio, ma oggi non è questo che cercano le grandi società. Milinkovic-Savic, Dele Alli o Paul Pogba sono solo alcuni dei centrocampisti polivalenti che I top club ricercano: fisicità straripante e tecnica incredibile, e Kai Havertz non ha nulla a che vedere con queste qualità. Vedendolo giocare una, due volte, si potrebbe dire che è un giocatore “normale”, ma nel lungo periodo ha dimostrato che la sua semplicità di gioco, la sua capacità di liberare gli spazi per gli attaccanti e l’eccellente visione nel “third pass”, cioè il passaggio che precede l’assist, oltre ad un tiro incredibilmente potente e preciso dalla lunga distanza, ne fanno un talento cristallino. Insomma, a 17 anni ha esordito in Bundesliga (più giovane esordiente della storia) e a 19 ha già totalizzato 99 presenze fra tutte le competizioni, realizzando 23 goal e 22 assist (rispettivamente 16 e 7 in questa stagione). Se questo non è un predestinato.

 

Portogallo: il futuro è il presente

La vittoria del primo titolo nazionale fu una vera rivincita della nazionale portoghese, che da Euro 2004 portava sulle spalle il peso di quella sconfitta in finale, davanti ai propri tifosi. L’eroe della finale del 2016 contro la Francia non fu il solito Ronaldo, che, come ben sappiamo, si infortunò all’inizio del match a causa di un duro colpo di Payet: il campione scoppiò in lacrime e venne sostituito da Quaresma. Ma neanche lui, considerato da sempre un talento inespresso, ma pur sempre un talento, sarà il man of the match. Eder, un nome che a noi italiani (soprattutto a doriani e interisti) suona familiare, ma che non deve trarci in inganno: non stiamo parlando dell’oriundo, oggi allo Jiangsu Suning, bensì di Ederzito Antonio Macedo Lopes, attaccante guineense naturalizzato portoghese, che subentrato al giovanissimo Renato Sanches, segnò al minuto 109 il goal decisivo, che valse il tanto agognato titolo. E la gloria eterna. Anche se oggi è una riserva stabile del Lokomotiv Moskva. L’ossatura portante di quella nazionale, divenuta ormai mitica, era composta principalmente da giocatori nati fra il 1983 e il 1988. Considerando solamente I centrali di difesa, sono nati rispettivamente nel 1983 (Pepe e Jose Fonte), nel 1981 (Bruno Alves) e addirittura nel 1978 (Ricardo Carvalho), e due di questi si sono già ritirati dalla nazionale. I vari Quaresma, Nani, Moutinho, Eliseu, lo stesso eroe Eder sono sulla via del tramonto, mentre la generazione dei primi anni novanta non ha dimostrato di saper prendere in mano le redini della squadra: Danilo Pereira, Adrien Silva, Andrè Gomes, Anthony Lopes, William Carvalho sono giocatori mediocri, che giocano in squadre di medio-basso lignaggio. I tre giovani della squadra, l’ala del Benfica Rafa Silva, il trequartista (?) dell’Inter Joao Mario e la mezzala del Bayern Monaco Renato Sanches, sono ancora troppo discontinui e immaturi. Sanches è stato persino retrocesso in Under-21, a causa delle scarse prestazioni. Cristiano Ronaldo, che di anni ne ha 34, è l’unico degno (eccezionale, sovrumano, divino, usate l’epiteto che più preferite) superstite della gloriosa spedizione in Francia.

Infatti, prima dei Mondiali in Russia, a causa di questi limiti della Nazionale portoghese, il tecnico Fernando Santos aveva provato a rinnovare fortemente la rosa, convocando l’attaccante Andrè Silva, gli esterni, Guedes, Gelson Martins e Bernardo Silva, il centrale Ruben Dias e il centrocampista Bruno Fernandes: I risultati furono sotto le aspettative ma le critiche non furono troppo aspre, perchè chiunque aveva capito che Santos aveva bisogno di aprire un nuovo ciclo, e per farlo funzionare a dovere ci vuole tempo, affinchè I giocatori imparino a conoscere I proprio compagni e le tattiche dell’allenatore. Tuttavia, nel tempo che questi giocatori maturino nel breve periodo, il Portogallo può già contare su una scuderia di talenti di altissimo livello: stiamo parlando dell’Under 20 portoghese, che l’anno scorso ha vinto gli Europei Under 19 in Finlandia, battendo proprio la nostra giovane Italia in un’emozionante finale. Fra I giocatori che vi hanno preso parte vanno assolutamente nominati Trincao, seconda punta del Braga, seguito sia dalla Juventus che dall’Inter, Gedson Fernandes, promettente mediano del Benfica, che in questa stagione è diventato un titolare inamovibile, rendendosi protagonista di prestazioni clamorose, e infine Joao Felipe, talentuosa ala sinistra del Benfica B, a cui si interessò qualche anno fa il Manchester United, che attualmente possiede il cartellino di un altro gioiello dell’Under 20: il terzino Diogo Dalot, che con Solskjaer ha giocato con maggiore frequenza.

Tuttavia nelle terre del Portogallo, è custodito un diamante senza prezzo, un giocatore che è già stato etichettato come “l’erede di Ronaldo”: si tratta di João Félix . Fino a qualche mese fa I meno attenti avrebbero corruciato la fronte sentendo pronunciare questo nome, ma dopo la monumentale prestazione in Europa League contro il Francoforte, è impossibile non conoscere il trequartista portoghese. Che con il suo viso da ragazzino (porta ancora l’apparecchio) ha già fatto breccia nel cuore della Vecchia Signora (non vi sono doppi sensi, giuro). Rapido, dinamico, abilissimo nel dribbling, con un grande fiuto del goal e una freddezza da attaccante navigato sono solo alcune delle qualità che rendono il classe ‘99 il miglior prospetto della calcio portoghese e uno dei migliori del calcio internazionale. E non gli manca neanche la personalità, come ha spesso dimostrato, anche nell'esultanza contro l'Eintracht, che richiama quella del suo collega Mbappè. Il Benfica lo ha già blindato con una clausola milionaria (120 milioni!) e si parla di un possibile innalzamento di essa, con la complicità dell’agente Jorge Mendes, vero e proprio padrone del calcio portoghese. Intanto la Juventus ha già offerto 75 milioni alle Aquile per il cartellino del ragazzo, prontamente rispediti al mittente: i 15 goal e I 7 assist realizzato in questa stagione valgono molto di più, secondo i portoghesi. E I bianconeri sembrano esserne veramente stregati, soprattutto dopo la dichiarazione di Joao, che ammetteva di voler giocare in squadra con un certo Cristiano Ronaldo. Che la prossima estate venga nel nostro campionato? In ogni caso sarà il benvenuto, ma non dobbiamo dimenticarci che vi sono molti giocatori giovani italiani che aspettano una chance in Serie A, che magari militano in Primavera, o in Serie C, ma che meritano un posto da titolari come lo merita Joao Felix. E se l’Italia vuole rinascere dovrà necessariamente contare su di essi. Perchè in fondo, Italia e Portogallo sono nella medesima situazione, per quanto riguarda le nazionali maggiori. Ma in terra lusitana I giovani giocano nelle rispettive squadre, fanno esperienza, che poi portano in Nazionale. Dobbiamo fare lo stesso. Per un futuro radioso del calcio italiano. Forza Azzurri!