Come un padre, un fratello maggiore, un amico. Se si ascoltano molti pareri su di lui il ritornello è quasi invariato. In realtà si tratta del più grande procuratore in circolazione nel mondo del calcio e di certo il soggetto in questione è un esemplare capace di navigare a vista anche in acque non sempre cristalline. Del resto, se questo è il mare, il pesce non può certo essere quello di fiume. La storia di Jorge Mendes, una stella del Portogallo lucente quanto quella di Cristiano Ronaldo e di Mourinho. Anzi, a suo modo, anche di più, visto che li rappresenta entrambi.Uno dei pochi che possono dire “mi sono fatto da solo” senza commettere spergiuro. Tutto sta a capire in che modo.

UN TALENTO DI TESTA. Jorge Mendes nasce a Lisbona il 7 gennaio 1966. Fin da ragazzino mostra uno spiccato interesse per il calcio e tenta di fare carriera. La carriera possibile. Perché non ha un particolare talento e ne è consapevole fin dall’inizio. Ma ci prova lo stesso, forse per trovare un punto d’incontro fra la teoria e la pratica, forse perché l’istinto già gli suggerisce qualcosa. Per trovare un posto in squadra, il giovane Mendes va a giocare al nord, a Viana do Castelo nella Vianense, squadra della Segunda Divisão portoghese. Lo stadio “Dr. Josè de Matos” vede più volte le prestazioni in campo di un interno sinistro volenteroso ma limitato sul piano tecnico. “Come calciatore non sarà un fenomeno – pensano in molti già da allora – ma ha qualcosa che lo differenzia da tutti gli altri. Quando parla ti incanta, potrebbe convincerti a fare qualsiasi cosa. Che personaggio, quel Mendes”. A un certo punto della sua carriera finisce ai margini della rosa ma decide che bisogna fare qualcos’altro. È alla soglia dei 30 anni. I suoi piedi non lo hanno portato lontano, bisogna provare con la testa. Perché è lì che risiede il talento di Jorge Mendes. Bisogna imparare a valorizzare il meglio di sé e distinguere sogni da chimere.

NUOVE STRADE. Con la sua rinomata parlantina chiede alla società di gestire le vendite della pubblicità dello stadio. La Vianense gli dà fiducia e fa bene, perché le vendite vanno benone e sei mesi dopo quella mossa, grazie ai guadagni l’ormai ex calciatore apre il suo primo negozio di videocassette e poi una discoteca, che sarà frequentata da molti giovani calciatori. Nulla appare casuale, quello è il primo passo di una strategia molto precisa. Forse qualcuno sottovaluta le doti dell’uomo, solo perché non è stato un grande calciatore. Tempo al tempo e nasce la Gestifute, sigla di Gestão de Carreiras de Profissionais Desportivos S.A. E’ una società di procure calcistiche che gestisce giocatori e allenatori. In poco tempo le capacità affaristiche, la forza della persuasione e i risultati effettivi ottenuti da Mendes diventano evidenti anche a chi parlando di lui ancora pensava all’ex centrocampista della Vianense.

IL FIUTO PER GLI AFFARI. È contento lui, sono contenti i suoi assistiti. Quello che fa è bene per i calciatori e bene per sé. Anche perché a piazzare un campione sarebbero capaci tutti, mentre a valorizzare un giocatore discreto, come ce ne sono mille altri, ci vuole abilità. E non è che il Portogallo di inizio millennio abbondi di fuoriclasse. Ma pian piano, anche quelli si scoprono, “basta” avere l’occhio lungo e capire l’interlocutore giocando con la psicologia. A Mendes riescono colpi importanti: il primo affare riguarda Nuno Hernandez, un portiere che grazie al suo procuratore trova spazio in Spagna, nel Deportivo La Coruna. Poi è la volta di Costinha, un giocatore dal talento sottovalutato che milita in Segunda portoghese. Pochi credono in quel giocatore ma Mendes, padre-amico-fratello, riesce addirittura a farlo ingaggiare in Francia, dal Monaco. Il boss della Gestifute, è concreto, affabile, perfino simpatico. Ma anche duro, cinico e spietato quando serve. Del resto, siamo nel campo degli affari e non è che la concorrenza sia poi così diversa. La vera differenza la fanno i risultati e i mezzi adoperati per ottenerli.

LA CONSACRAZIONE. L’anno d’oro di Jorge Mendes è il 2004. Nelle due stagioni precedenti, un allenatore, un certo José Mário dos Santos Mourinho Félix, noto semplicemente come José Mourinho, ha riportato il calcio lusitano agli splendori di una volta, vincendo con il Porto prima la Coppa UEFA, poi la Champions League. Il procuratore di Mourinho è proprio Mendes, il quale capisce che i tempi sono maturi per un salto di qualità. In quell’estate Mourinho, Paulo Ferreira, Costinha e Tiago passano al Chelsea. E come non bastasse, “Mr. Gestifute” porta al Barcellona un certo Deco dopo averlo preso dal modesto Alverca quando non era ancora nessuno. In un attimo è chiaro a tutti un concetto molto semplice: Jorge Mendes è diventato all'improvviso uno dei grandi procuratori su scala mondiale e la sua società si è trasformata in un colosso con il quale fare i conti. Il Portogallo può dunque vantare due grandi numeri 1 a livello globale, Mendes e Mourinho, ma sta per irrompere il terzo. Con l’avvento di Cristiano Ronaldo si compie un vero e proprio giro di rivoluzione e anche stavolta il merito è essenzialmente del procuratore, il primo a capirne le qualità e a dare a queste ultime un valore di mercato adeguato. Se qualcuno può vantare un cerchio magico anche in altri ambiti, il Portogallo pone sul calcio un triangolo d’oro che annovera il meglio in ogni categoria: un fuoriclasse assoluto in campo, un allenatore “very special” e il re dei procuratori a curare gli interessi di tutti, in primis il proprio.

UN GIRO DI AFFARI SENZA PRECEDENTI. Oggi Jorge Mendes gestisce tra gli altri il cartellino di campioni assoluti come Di Maria, James Rodriguez, Falcao, Thiago Silva, Diego Costa, Pepe, e la sua Gestifute ha un fatturato di circa 400 milioni l’anno. La grande intuizione è stata quella di aver capito in tempi non sospetti che il “controllo” sul mercato delle società è la chiave per scardinare i rapporti di forza esistenti e porsi a un livello mai visto prima. Un livello che gli ha consentito di giostrare i numeri uno al mondo e scambiarli tra di loro come finora a nessuno era mai riuscito.

Diego Mariottini