Prima di parlare del mio allenatore ideale, per me è necessario fare una premessa. Un allenatore è un ingranaggio di una squadra, e le sorti di questa non possono dipendere soltanto dalle sue capacità.

Una squadra di calcio deve essere gestita da società forte e presente.

Se io fossi presidente di una società di calcio per prima cosa sceglierei un direttore generale esperto e che abbia le capacità, tra le altre cose, di supportare l’allenatore nel corso di un progetto. Un diretto sportivo capace di scegliere giocatori funzionali al progetto, che siano in linea con l’idea di gioco dell’allenatore.

Ma premesso questo, che tipo di allenatore vorrei per la squadra se ne fossi il presidente?

Un allenatore pragmatico e con le idee chiare.
Un allenatore che sa  valorizzare i giocatori in rosa attraverso un gioco in cui i calciatori sono   valorizzati attraverso  meccanismi ben collaudati sia nella fase passiva che nella fase attiva.
Egli riesce a trasmettere la giusta mentalità alla squadra e i giusti concetti.
Un allenatore di forte personalità che sa imporsi anche sui  giocatori e sa incidere sulla loro testa. 
Il mio allenatore ideale vuole giocatori che giochino e pensino per la squadra e con la squadra.
Il mio allenatore ideale sa tenere su la corda tutti i giocatori del gruppo e sa farli rendere al massimo delle loro possibilità per tutti i 9 mesi della stagione. Egli sa incidere fortemente sulla testa dei giocatori e sa far capire l’importanza di essere parte del gruppo anche a chi gioca meno.

Gli esempi dei miei allenatori ideali sono sicuramente Josè Mourinho e Antonio Conte.
Mourinho
ha dimostrato nella sua carriera non solo di saper dare un organizzazione di squadra ma anche di saper incidere nella testa dei calciatori. Lampante è quello che è successo dopo la vittoria dela Champions League 2010, dove prima che Mourinho salisse sulla macchina che lo avrebbe portato via, salutò   Materazzi ma soprattutto Materazzi salutò  lui con un intensità emozionale incredibile. Eppure Materazzi era uno dei giocatori che vedevano meno il campo.
La stagione del triplete fu impresa clamorosa, perché vincere tre trofei in un anno richiede uno sforzo mentale oltre che tecnico molto grande.
Il merito di Mourinho fu immenso. Una squadra che non era partita con i favori del pronostico, ma che alla fine ha trionfato. 
Ecco un'altra caratteristica del mio allenatore ideale.
Saper portare una squadra a un risultato superiore alle sue attese.

Anche Antonio Conte rispecchia le caratteristiche che deve avere il mio allenatore ideale.
Prende la Juventus dei due settimi posti e la porta a vincere il campionato al primo colpo, dandole quella struttura organizzativa e mentale che le avrebbero permesso di iniziare un ciclo che dura tutt’ora.
Lo scultore della BBC, non solo ha fatto fare un salto di qualità a giocatori come Bonucci e Chiellini già presenti nella rosa ma mai performanti come al suo arrivo, ma ha fatto rendere in maniera incredibile buoni giocatori ma non eccelsi come Giaccherini e Pepe.

Una squadra forte, concreta pragmatica con una chiara idea di gioco. Che vinse un torneo dove non partiva certamente da favorita.

La squadra del mio allenatore ideale si riconosce per un marchio preciso e per l’intensità e la determinazione con cui gioca  le partite.

 

Bassano Giancarlo