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VAR, l'alibi di chi non sa più che pesci prendere

Siamo tutti talmente abituati a veder vincere la Juventus, anche in maniera alle volte fin troppo facile, che un battuta d'arresto, seppur per mezzo di una gran bella Atalanta, fa un gran rumore. Ma ciò che ha raccontato il campo non si discosta poi molto dal risultato maturato; il pareggio è il finale più corretto possibile tra i bergamaschi che, nonostante le fatiche europee a cui non sono abituati e lo svantaggio di due reti, non hanno mollato un secondo e i bianconeri che, dopo aver sfruttato un infortunio di Berisha ed un colpo da centravanti di razza di Higuain, son ricascati nel torpore, ormai quasi solito, del secondo tempo.

La musica è sempre la stessa, quando Dybala non va, o per un motivo o per un altro, la Juve stenta; ora più che mai è un dato di fatto. Difficile lasciare a riposo la Joya quando, senza troppi giri di parole, è lui il fulcro del gioco, l'unico punto di riferimento per una squadra che è ad immagine e somiglianza del proprio tecnico: senza carattere.

Formazione iniziale con defezioni dovute agli ormai noti infortunati, ma con anche una novità estratta dal cilindro a sorpresa. Quel Bernardeschi che non ti aspetti, non perchè non gli competa una maglia da titolare, bensì in quanto sarebbe interessante comprendere la motivazione di questa scelta. Più in forma degli altri? Più motivato? Era arrivato il suo turno? Il talento cresciuto nella Fiorentina si è mostrato abile nel ribadire in rete l'incertezza dell'estremo difensore nerazzurro, ma, purtroppo, oltre a ciò non ha regalato giocate degne della sua fama. 

Vale la pena aspettarlo perchè è giovane, perchè è costato tanto, perchè è, a detta di tutti, il futuro del calcio italiano. Va aggiunto che dovrebbe esser anche messo nella condizione per poter dare il suo contributo e non lanciato nella mischia così, d'emblée o solo per accontentare la folla che ne pretende l'utilizzo immediato. 

Ciò che non fa star sereni è quel gioco compassato, quasi seccato, che la Juventus adotta dopo il vantaggio acquisito, come se ormai la partita fosse in cassaforte nonostante manchi ancora tanto al triplice fischio. Guardia abbassata e due sberle meritate dalla brillante squadra di Gasperini, che non perde occasione per continuare a meravigliare. Così, dopo esser stati colpiti a raffica, Higuain e compagni perdono quel sorrisino dal viso ad ogni palla persa o ad ogni eccessiva leziosità; all'espressione compiaciuta subentra la rabbia, la frustrazione di chi, fino a qualche minuto prima, era certo di aver già portato a casa i tre punti. Lichtsteiner è il primo a perdere le staffe e, inspiegabilmente, rifila un colpo proibito al povero Gomez proprio nell'azione in cui Mandzukic mette a segno il potenziale nuovo vantaggio bianconero. Giusto, giustissimo, sacrosanto annullare il gol per assegnare la punizione; intervento VAR provvidenziale dalla sentenza inappellabile.

Allegri, dunque, dà il via al valzer delle sostituzioni (sbagliate): il furioso Lichtsteiner per l'esperto Barzagli, l'inespresso Bernardeschi per lo spaesato Cuadrado e l'indispettito Mandzukic per l'incompreso Costa. Il robusto difensore centrale si adatta al ruolo di terzino destro, senza però fornire alcun apporto in fase di spinta, com'è ovvio che sia; il colombiano è stato visto vagare per il campo senza una meta precisa, un pò qua e un pò là in zone non proprio congeniali al suo tipo di gioco, che si esalta in particolar modo sulla fascia destra; Douglas invece sembra un giocatorino virtuale, di quelli che premendo la leva giusta accelera, ruota attorno a se stesso e fa la bicicletta senza mai dare un senso, se non quello estetico, alla giocata.

Ma la fortuna aiuta gli audaci, così da una punizione dal limite scaturisce un rigore per un mani alquanto dubbio di Petagna. Il VAR, dopo esser stato interpellato, risponde positivamente, lasciando comunque ampi dubbi in merito alla decisione. Alea iacta est: Dybala prende la palla e calcia un penalty svogliato, come la sua partita, che Berisha para, riscattando l'errore compiuto in occasione del primo gol bianconero. 

Il campo non ha più nulla da dire, ma Allegri si. Dopo la solita, scontata, pantomima della corsa furente verso gli spogliatoi, il tecnico lancia accuse, infondate, contro l'utilizzo del VAR, dimenticandosi che questo, volenti o nolenti, è ormai un mezzo di cui i direttori di gara andranno ad avvalersi di qui in poi. Sarebbero stupidi a non farlo.

Critiche che, invece, l'allenatore livornese dovrebbe rivolgere a se stesso per non essere ancora stato in grado di gestire una rosa di cotanto valore come si deve. Gli avversari hanno compreso come contrastare il copione monotono messo in scena dai bianconeri e, ruotando gli interpreti, ciò non cambia, in quanto le direttive restano le stesse e non appare soluzione alternativa alcuna. Inutile inserire Cuadrado e Costa per poi confinarli nelle fasce opposte al piede preferito dai due. Cosa si può ottenere in questo modo, se non un iperaffollamento al centro dell'attacco? Tutti in zona centrale quindi, quasi a voler sfondare con la forza il muro difensivo che, quando eretto solidamente, non fatica a reggere gli sterili colpi degli avanti juventini, quanto mai stralunati e poco convinti.

Non sarebbe opportuno, anzichè contestare l'operato del VAR, impegnarsi nell'infondere agli interpreti in campo lo spirito giusto, la fame adatta e l'agonismo congruo per raggiungere determinati obiettivi? Non sarebbe altresì necessario studiare contromosse da attuare nel momento in cui Dybala viene meno dal gioco, senza dover affollarsi, senza una logica ben precisa, al limite dell'area avversaria? E' questo che dovrebbe fare, a mio avviso, Massimiliano Allegri, il quale invece persevera propinando fantasiose teorie e non lasciando intravedere altro che caos all'orizzonte.

 

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