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Una Juve più che mai "formato Allegri"

Gioco a fase alternata, un mercato che non convince, la prima delusione in Champions: tre elementi che suscitano sentimenti contrastanti nei cuori dei tifosi bianconeri. I più romantici rimpiangono Conte, adesso dominatore di Londra, coi suoi pregi e i suoi difetti. Se non altro Antonio non può esser accusato di incoerenza: aveva chiesto rinforzi, non gli son stati concessi ed ha abbandonato la nave, seppur in un momento non del tutto appropriato.

Giunse dunque al timone Max Allegri, uomo di stile e aziendalista doc. Dopo un periodo iniziale di titubanze, il tecnico livornese, avvalendosi della cultura del lavoro inculcata da Conte ai calciatori, ha iniziato a tirar fuori risultati positivi. Beh, d'altronde la squadra si muoveva a memoria: 3-5-2 consolidato, aperture ad occhi chiusi del "Maestro", inserimenti di "Re Arturo" e stagione tutta in discesa.

Ottimo, se non fosse che quel team era praticamente una macchina da guerra rodata, disposta al sacrificio e sempre col coltello tra i denti. Ma pian piano le cose andarono cambiando: qualche giocatore, com'è nella logica delle cose, decise di cambiare casacca, altri pensarono bene di trascorrere la "vecchiaia" in lidi più rilassanti e, al contempo, anche più remunerativi. Scelte di vita, condivisibili o meno.

Ecco quindi che il buon Max potè iniziare, dopo un periodo alquanto lungo di copia/incolla, a metter mano alla sua Juventus. E i risultati non son stati sin da subito eccellenti: qualcuno ricorda Padoin come alter ego di Pirlo? Io sì, purtoppo. Ma Allegri è cocciuto e, nonostante le pessime prestazioni in quella posizione del "talismano" juventino, ci ha messo qualche partita prima di capire che proprio non andava quella scelta. 

Spesso Allegri è osannato per la sua mentalità Champions, che ci ha condotti a disputare 2 finali in 3 anni. Ma qualcuno ricorda la sciagurata serata di Monaco di Baviera? Una formazione iniziale coi fiocchi smontata da cambi assurdi: l'acciaccato Mandzukic per il velocissimo e determinatissimo Morata, il figliol prodigo Sturaro per il duro Khedira e, dulcis in fundo, il redivivo Pereyra per il funambolico Cuadrado. Il resto è storia.

Ma veniamo al dunque; quest'anno la società ha deciso, a quanto pare, di lasciar mano libera al tecnico. Sue le scelte di mercato, in entrata ed in uscita, così come sue le decisioni sulla lista Champions da presentare e, naturalmente, su chi mandare in campo. 

Inutile, superfluo rimarcare che le partenze di Bonucci e Dani Alves siano avvenute sotto la sua guida, al pari della cessione di Pirlo ai tempi del Milan, a cui, l'illuminato, preferì il roccioso quanto macchinoso Van Bommel.
Come se non bastasse, ecco la ciliegina sulla torta: Mattia De Sciglio.
Per carità, giocatore giovane, ragazzo a modo, ma non certamente un nome forte, tale da infondere fiducia tra i tifosi dopo la debacle di Cardiff. A Mattia serve tempo per recuperare l'autostima che ha perso nel corso degli ultimi anni, ma per il momento è ricordato soltanto come colui che, appena entrato, si è lasciato sfuggire Lukaku.

Tuttavia De Sciglio, ai miei occhi, non è condannabile: la responsabilità è di chi, dopo averlo visionato in allenamento e dopo aver discusso riguardo la sua condizione mentale, l'ha buttato in campo in un momento delicatissimo.

Ma andiamo oltre. Bernardeschi e Douglas Costa sono altri due nomi fatti dal Mister per rinforzare il reparto offensivo. Un esborso non da poco, pari a quasi 90 milioni di euro.
Non era forse meglio concentrarsi su un nome buono per il centrocampo, dalle caratteristiche opposte a quelle del buon Matuidi? In fondo avanti la concorrenza è molta e le maglie a disposizione sono pochissime; al contrario, nel reparto fulcro del gioco gli acciaccati sono sempre all'ordine del giorno e le rotazioni sono d'obbligo, al fine di non arrivare stremati alle ultime, importantissime, gare della stagione.
Khedira combatte perennemente con i suoi problemi muscolari, Marchisio avrà spesso ricadute a causa del brutto infortunio passato, Pjanic alterna prestazioni da standing ovation (come le ultime) a esibizioni da oratorio, Matuidi è dinamismo puro ma dovrà aver tempo di integrarsi, al pari di Bentancur che, nonostante abbia mostrato, a dispetto della sua età, già grande determinazione e abilità, non va assolutamente caricato di responsabilità.

Chi ho dimenticato? Sì, lui: Stefano Sturaro. Cos'è che vede Allegri in lui è, per me, da anni un mistero. Corsa, tanta corsa, ma anche tantissimi falli stupidi, tantissime sanzioni disciplinari evitabilissime, tantissimi palloni persi in maniera goffa e pochissimo apporto alla manovra della squadra. Che ci fa ancora in bianconero? Che ci faceva terzino destro contro il Barcellona? Anche qui, per l'ennesima volta, responsabilità del Mister.

Ebbene (altra mossa che mai capirò) che senso ha avuto la scelta, puramente tecnica, di lasciare fuori dalla lista Champions lo "Swiss Express" per inserire nella stessa Sturaro? Di fatto, escluso De Sciglio, non c'è un terzino destro in rosa fino alla fine dei gironi; vero è che Barzagli e Howedes possono essere adattati, ma perchè privarsi di un terzino di ruolo se lo si ha a disposizione? 

Decisioni, pensate e ripensate, di Massimiliano Allegri che, volente o nolente, si assumerà le proprie responsabilità di fronte a tutto il popolo juventino, pronto a lodarlo ancora una volta o a ribellarsi come in passato.

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