Dopo voci e dubbi la procura di Milano, come riportato oggi dal quotidiano "La Stampa", ha aperto ufficialmente un'inchiesta sulla cessione del Milan. Secondo i magistrati del capoluogo lombardo, infatti, ci sarebbero sospetti di una vendita gonfiata per riciclare denaro.

Nell'aprile dello scorso anno il club rossonero per 31 anni della famiglia Berlusconi è passato ufficialmente all'imprenditore cinese Yonghon Li per 740 milioni di euro. Nonostante lo scorso anno l'avvocato del Cavaliere, Niccolò Ghedini, abbia presentato documenti che attesterebbero la lecita provenienza del denaro cinese, ora sarebbero al vaglio nuovi documenti che affermerebbero l'esatto contrario.

Per questo i magistrati milanesi vogliono vederci chiaro ed hanno deciso di aprire ufficialmente un'inchiesta sulla vendita del club. Per gli inquirenti la cifra della cessione della società sarebbe stata volutamente gonfiata: 740 milioni appaiono troppi, visto che il Milan era proveniente da diversi campionati deludenti, campagne acquisti sotto tono rispetto agli standard, continui cambi di allenatori in panchina e aveva visto il suo organico dastricamente ridimensionato negli anni.

Anche la dinamica degli eventi che hanno caratterizzato la vendita sembrerebbero non convincere chi indaga. Berlusconi aveva aperto alla cessione e il primo a farsi avanti era stato uno sconosciuto thailandese, disposto ad offrire addirittura 960 milioni. Poi misteriosamente la trattativa è fallita a causa di una grossa frode fiscale.

Ecco allora proporsi il cinese che è divenuto poi protagonista di una campagna acquisti che non si vedeva da anni. Ma i sospetti iniziano a circolare con un'inchiesta del New York Time che rileva dallo scorso novembre dubbi sul nuovo proprietario, sconosciuto sia in Italia sia in Cina.

Ora la procura di Milano farà definitivamente luce sulla regolarità del passaggio del club rossonero.