Ad ognuno di noi, o quasi, sarà capitato di marinare la scuola e di non presentarci in classe in un giorno di verifiche per poi guadagnarsi la sfiducia dei professori e gli urlacci dei genitori. Una pratica, quella del disertare il proprio impiego, che stando all'odierna finestra di calciomercato sta prendendo piede anche nel mondo del pallone. Andiamo nel dettaglio e partiamo dalla notizia più fresca: quest'oggi Kondogbia non si è presentato ad Appiano per il consueto allenamento e ha fatto irritare mister Spalletti, che ha spiegato come non gli sia andato giù il comportamento dell'ex Monaco, considerando che fin dall'inizio della preparazione il tecnico gli aveva dato molta fiducia. 

L'estate ci ha consegnato molti altri casi simili, come Bernardeschi che non si è recato al ritiro viola nonostante la trattativa con la Juventus non fosse assolutamente conclusa. Ma il caso più curioso è di questi giorni è quello del 20enne esterno mancino del Borussia Dortmund Ousmane Dembèlè, che non solo non si è presentato agli allenamenti ma è completamente sparito nel nulla, non rendendosi rintracciabile dalla società tedesca che, di tutta risposta, ha rifiutato i soldi del Barça (100-130 milioni), club interessatissimo al giovane francese.

Un comportamento questo che, se rapportato al precedente esempio scolastico, sarebbe di poca gravità, ma in quest'ambiente è presente un dettaglio tutt'altro che trascurabile: questi ragazzi (professionisti) guadagnano decine di milioni l'anno solo per allenarsi con il pallone e, dato che il contratto resta in vigore fino a ufficiale cessione, mentre decidono (spesso consigliati dai procuratori) di disertare l'allenamento intascano centinaia di euro. Dunque si tratta di un comportamento infantile e egoista, irrispettoso verso la società che ha pagato e ancora paga e profondamente diseducativo verso chi, specialmente i più giovani, ascolta queste notizie.