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La ratavuloira

La ratavuloira non è nient'altro che il pipistrello. Nel dialetto piemontese, che non brilla certamente per immagini poetiche o mirabolanti fantasie, questo animale viene chiamato così. Letteralmente il significato di queste parole è topolina volante. Il pipistrello è un animale che si distingue dagli altri per diverse caratteristiche, tanto che si può tranquillamente affermare che sia un po' controcorrente. In che modo dorme quasi tutta la fauna del mondo? Coricata? In piedi? Bene, il pipistrello si appisola a testa in giù aggrappato per gli artigli. Inoltre, fa parte di quella piccola schiera di animali che dormono di giorno ed escono di notte per cacciare. Mentre una buona fetta di esseri comunicano emettendo dei suoni, i pipistrelli usano gli ultrasuoni (vengono usati come un effetto radar) e per giunta lo fanno per poter vedere gli ostacoli. In effetti, si può affermare che questi animaletti vedono con le orecchie. Sono i mammiferi che trasmettono il maggior numero di virus ma lo fanno da portatori sani. Insomma, i pipistrelli sono degli strani animali che vanno controcorrente, dei bastian contrari...

Ho pensato alla ratavuloira in questa calda estate 2017 perché è stata la prima, calcisticamente parlando, ad aver vissuto un serio problema di stress da calciomercato.
Si sa che la categoria dei calciatori è privilegiata rispetto a qualsiasi altra della Società, ma quel che fino ad oggi non si sapeva era che anche gli Dei potessero soffrire delle più comuni patologie che accusiamo noi, comuni mortali. Lo stress, ad esempio. E non di uno qualunque. Stress da calciomercato. Voi penserete che siano i Dirigenti sportivi a soffrirne.
Pensate a quanto stress devono aver accumulato Fassone, Mirabelli, Raiola, nel condurre in porto il rinnovo del contratto di Donnarumma tra travasi di bile e colpi al fegato fino al lieto fine. Quanti problemi si sono dovuti risolvere. Chi sarà stato il più stressato tra i tre? Dopotutto, chi ha lavorato e, perdonatemi il termine, "faticato" in questa vicenda sono proprio i tre citati. A nessuno verrebbe mai in mente di pensare che lo stress venga accumulato da un calciatore che è abituato ad entrare in stadi pieni di tifosi avversari e che per tutto il periodo delle trattative si è goduto le ferie in luogo da sogno. Infatti, Gigio Donnarumma, tornato dalle vacanze, è parso in forma e tutt'altro che stressato. Merito del fatto che paga un Procuratore per lavorare per lui e ingoiare i rospi, se necessario.

Altri calciatori sono stati meno fortunati di lui. Di questa lista fanno parte Bernardeschi, Kalinic, Keita Balde e... M'Baye Niang.
La prima cosa che penserà il lettore, immagino, è M'Baye chi? Sì, avete capito proprio bene. Sto citando l'attaccante rossonero che in questi mesi ha rifiutato le offerte di squadre inglesi, tedesche, francesi, spagnole, russe e turche. Il suo caso, poi, assume dei contorni strani e... come dire... controcorrente.
Ad esempio, il club russo che voleva acquistare il suo cartellino era disposto a riconoscergli uno stipendio doppio rispetto a quello pagatogli dai rossoneri e il riconoscimento di un bonus di 2 milioni di euro perché a suo dire (ma non c'è alcuna prova a suffragare questa cosa) la vecchia dirigenza milanista glielo aveva promesso in caso di cessione definitiva. Tale opportunità (vantaggiosissima anche per il Milan) è stata rifiutata e il giocatore sembra essersi impuntato per una questione di principio e sostiene di voler giocare dove vuole lui.
Tranquilli. Mettete a posto le vostre coronarie. Non c'è il Real Madrid dietro questa decisione ma... il Torino di Urbano Cairo.
La Società granata, forte di questa informazione, vorrebbe acquistare le prestazioni sportive del francese per undici milioni di euro in meno rispetto a quanto ha messo sul piatto della bilancia lo Spartak Mosca. So a cosa starete pensando. Che sia stato Massimiliano Mirabelli ad andare dal medico per farsi prescrivere dieci giorni di mutua da passare in tranquillo relax e assoluta mancanza di forti emozioni.
E invece no, il certificato lo ha presentato Niang perché questa situazione lo stressa. Più controcorrente di così. Tanto più che un dubbio atroce mi sconvolge i pensieri. Se lo Spartak Mosca era intenzionato a riconoscere al francese uno stipendio di 3 milioni netti annui più bonus come potrà Niang accontentarsi di meno della metà per ritrovare come allenatore Mihajlovic? Chi pagherà la differenza? Cairo? Il Torino? Il Milan? Raiola? Niang? Mirabelli? Chissà.

Per ora siamo di fronte a scenari calcistici del tutto nuovi e sconcertanti e non possiamo fare a meno che annotarli, perché se non saranno presi provvedimenti accadranno sempre più spesso in futuro.

Non è retorica, la mia, ma se fare il calciatore stressa così tanto che cosa dovrebbe patire chi lavora in fonderia o in catena di montaggio? Noi comuni mortali dobbiamo cominciare a sentirci dei privilegiati perché immuni allo stress mentre i calciatori dei dannati e sofferenti? Permettetemi di non credere in tutto ciò.
A parer mio la questione è più semplice di quanto la si voglia presentare. Ci troviamo di fronte a individui che, per la loro giovane età, ancora non hanno capito la sostanziale differenza tra dilettantismo e professionismo, capriccio e atto ponderato, tra irresponsabilità e responsabilità. Insomma, qualcuno dovrà imparare a tuffarsi nella vasca di una piscina dal trampolino anziché dal tetto di una casa vicina...

 

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