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You and Milan

Je suis Charlie

Sembrerebbe che il Milan ci sia ricascato mostrando di non gradire commenti sul suo operato. E’ bastato l’accostamento di una foto che ritrae l’Amministratore Delegato e il Direttore Sportivo con quelle del ventennio fascista del secolo scorso per scatenare un putiferio di commenti sui social e la presa di posizione del Responsabile della Comunicazione della Società rossonera Fabio Guadagnini, il quale invia un sms in diretta proprio a Fabio Ravezzani per informarlo della presa di posizione della Società e in cui scrive "Valuteremo attentamente quello che è stato detto poco fa in trasmissione!".
A questi due fatti sono seguite le ovvie polemiche sui media e sui social. Ognuno prende una posizione a favore dell’uno o dell’altro. Fiumi di parole sono state dette o scritte e finiscono con il contribuire a snaturare l’episodio e portarlo all’attenzione tantissima gente. Com’è logico aspettarsi, quando la platea si allarga la qualità delle prese di posizione peggiora in qualità. La ragione e il torto proprie del caso finiscono per assumere una fisionomia del tutto diversa da quella iniziale, aggrovigliandosi tra loro tanto da generare una confusione nella quale, come è ovvio, il caos può trasformare e distorcere la realtà. Proviamo a districarci nel ginepraio che si è formato per restituire al fatto la sua forma più originale possibile.

In una trasmissione di QSVS il Direttore Ravezzani commenta una locandina che ritrae i calciatori acquistati dal Milan come quella ben più famosa del film Ocean eleven. Sotto questa immagine compaiono Fassone e Mirabelli e il conduttore paragona questo sentimento autocelebrativo a quello in voga nel ventennio. Il giornalista Mauro Suma spiegherà poi che in realtà la locandina nasce per l’estro di un grafico esterno e senza il parere preventivo del Milan. Ovviamente, è l’accostamento al fascismo ad irritare la Società rossonera e non la locandina in sé che era arguta, giovanile e molto “social”. Le dichiarazioni in questione, come scritto, hanno scatenato un putiferio ma al di là delle opinioni che come tali sono opinabili sono i fatti che bisogna ricercare.

All’origine del contenzioso (se ci sarà, perché al momento non c’è stato alcun atto in tal senso), ci sono dei diritti e la verifica se qualcuno di questi è stato violato. Da una parte c’è il diritto del giornalista di esprimere una propria opinione (in fondo, questo è parte del suo lavoro ancor più in un settore come il Calcio che vive ventiquattro ore su ventiquattro di pareri su fatti di campo che durano novanta minuti). Dall’altra c’è il diritto di chi si sente diffamato di procedere per le vie legali e quest’ultima parola fa meglio comprendere la legittimità della cosa.
Non c’è nulla di straordinario in tutto ciò. Non c’è un messaggio inviato per contrastare la libertà di stampa o per mettere un bavaglio all’informazione. Bisogna vedere se ciò che è stato detto dal Direttore e i toni usati ledono o meno i diritti della Società Milan. La diffamazione è un reato che ha subito delle notevoli trasformazioni nel nostro ordinamento e il più delle volte per volontà politica più che popolare. Oggi, per questo reato si incorre in una pesante sanzione pecuniaria ma non più necessariamente con la galera come accadeva in passato. Letteralmente, occorre stabilire se le espressioni del Direttore hanno superato i limiti di operatività del diritto di cronaca che sono le condizioni necessarie affinché il reato di diffamazione venga scriminato dalla causa di giustificazione in discorso. Perché ciò avvenga è necessario che vi sia un interesse pubblico alla notizia, che i fatti narrati corrispondano a verità, che l'esposizione dei fatti sia corretta e serena, secondo il principio della continenza. Viene altresì richiesto che la critica non si spinga sino ad arrivare all'offesa e all'umiliazione pubblica degli altri.

Da una parte, quindi, si invoca il diritto di difendersi da concetti e, in questo caso, “ironie” che potrebbero risultare diffamanti, dall’altro quello di libertà di espressione. La domanda alla quale ancora non c’è risposta è se i limiti di entrambe le giuste contrapposizioni siano stati valicati.
Non ritengo che sia sbagliata la info inviata via sms al Direttore di QSVS perché fa parte della professione di un addetto stampa curare l’informazione e segnalare eventuali problemi con essa al settore societario competente (che fornirà il suo parere allo stesso). Credo sia esagerato ritenere questa presa di posizione un pericoloso precedente e un attacco alla libertà di espressione. Il mestiere di giornalista presuppone anche la possibilità di incappare in questi problemi. E’ l’ambito sportivo a non essere troppo abituato a tutto ciò. In campo politico, ad esempio, è ordinaria amministrazione.
In ogni caso, la satira di Charlie Hebdo e la sua battaglia per la libertà d’espressione sono ben altra cosa così come anche le reazioni esasperate e incivili che ha suscitato e che vanno stigmatizzate in ogni luogo e occasione.

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