Un'estate come questa, fatta di cifre folli, trasferimenti inasapettati, tradimenti e delusioni, ha dato un segnale fort,e e probabilmente anche il tifoso più convinto non potrà negare che il calcio sta cambiando, e si sta evolvendo e modernizzando assieme ad ogni altro aspetto della nostra vita. Dare giudizi non è facile, ma agli occhi di chi ha masticato calcio per più di qualche anno sicuramente il cambiamento è tutt'altro che positivo. Più che la diffidenza verso le innovazioni e i cambiamenti vi è lo sconforto e la nostalgia per un calcio che, con ogni probabilità, non tornerà più.. Non torneranno più i prezzi "quasi" ragionevoli di una volta, che mettevano i calciatori sul piano della gente, che immedesimavano il calcio nella vita, in cui i soldi non erano tentazione e condizionamento nelle scelte. Non tornerà più il calcio genuino con le famiglie negli stadi e le bandiere in campo, quelle eterne, quelle che sceglievano una squadra con il cuore e non con il portafoglio, e che non l'avrebbero lasciata per nessuna cosa al mondo. Non ci sarà più un calcio senza social network; un calcio dove, per vedere i tuoi idoli, dovevi andare allo stadio, tifare senza sosta per novanta minuti più recupero e attendere che il tuo giocatore preferito venisse sotto la curva. Ora a cosa serve? Accendo lo smartphone e vedo cosa fa il mio idolo. Ma attraverso lo schermo passano le emozioni? Non tornerà la domenica con tutte (o quasi) le partite allo stesso orario da vedere sul divano con gli amici, senza questo spezzatino per accontentare le televisioni e far vedere la partita in Cina. Non tornerà un calcio senza scanadali, non tornerà un calcio fatto di uomini che erano più preoccupati di regalare un gol ai tifosi piuttosto che prendere dieci milioni per una pubblicità. Gli esempi da seguire saranno sempre meno. Ormai ci stiamo abituando a tradimenti, bugie, giocatori che disertano l'allenamento. Il calcio di una volta, quello vero, è ormai solo una favola da raccontare