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Homo homini lupus

Homo homini lupus è un'espressione latina che riconduce ad una concezione della vita e della condizione umana legata all'istinto di sopravvivenza che sfocierebbe nella sopraffazione dell'uno verso l'altro.
Letteralmente significa che "l'uomo è lupo per l'altro uomo". I primi esempi documentali di questa concezione si hanno con il commediografo Plauto, Cecilio Stazio, Erasmo da Rotterdam, Francisco de Vitoria, Francesco Bacone, John Owen, prima di giungere al XVII secolo con le discussioni del filosofo inglese Thomas Hobbes.
Nell'uomo, secondo questa corrente di pensiero, esiste una fortissima spinta alla sopravvivenza che non disdegna affatto la possibilità di sopraffare il proprio simile così come nel branco di lupi l'individuo più forte sbrana il più debole.
Le Leggi, le norme, i regolamenti, non sarebbero altro che espressioni palesi del timore che ha la società (il branco) dello scatenarsi di reciproci conflitti. Ciascun individuo, mosso dal suo più basso ma semplice e primigenio istinto, cercherebbe di danneggiare gli altri e di eliminare qualunque cosa (e chiunque) sia di ostacolo al soddisfacimento dei propri desideri.
Dunque, secondo voi, l'uomo è lupo dell'altro uomo?

Prima che rispondiate vorrei farvi riflettere su alcune questioni che ritengo importanti incominciando da Renato Sanches. La trattativa che vorrebbe portare il portoghese a Milano sponda rossonera è stata intavolata con l'aiuto del potentissimo Procuratore Jorge Mendes. Il Bayern è sembrato favorire questa operazione perché potrebbe risolvergli due piccole grane: se crede che il giocatore sia valido potrebbe recuperarlo, se pensa che abbia sprecato i suoi soldi si tratterebbe di incassare quasi quanto ha speso per il suo trasferimento in Baviera. Tuttavia, ogni giorno, si assiste ad un frenetico start and stop. I tedeschi sembrano sul punto di cedere per poi virare e fare marcia indietro.
Non invidio il Direttore Sportivo rossonero Massimiliano Mirabelli perché sente sempre il colpo in canna e ogni volta lo vede sfumare quando le cose sembravano ormai fatte. Come sempre, per capire ciò che accade bisogna porsi la domanda coniata da Lucio Cassio Longino Ravilla durante il processo a Marco Emilio Lepido Porcina: Cui prodest? Cui bono? (A chi giova? Chi ne beneficia?).
Il sospetto che il cammino del Milan sia visto con una leggera apprensione anche in Germania (ricordiamo che il Presidente dei bavaresi Rummenigge, che giocò nell'Inter, si dichiarò contrariato per quanto stava accadendo col FFP in Italia) è più che fondato. In fin dei conti, un ospite a tavola in più rende più piccola la parte di torta che spetta ad ognuno.

La visita di Andrea Agnelli a Marco Fassone di ieri, a casa Milan, è stata interpretata come un aggiornamento su questioni legate alla politica in seno alla Lega di Serie A e in Federazione.
Negli ultimi anni lui e Galliani si erano trovati contrapposti nelle scelte legate alla direzione delle stesse. Il Presidente della Juventus ha chiesto di incontrare il neo Amministratore Delegato rossonero per sapere se e dove ci potranno essere delle comunioni di intenti tra la Vecchia Signora e il Nuovo Milan. Il sospetto che uno dei temi trattati abbia anche toccato la squalifica che si pensa arriverà a colpire Andrea Agnelli è più che fondato. I rapporti tra i due club appaiono migliori rispetto a quelli di qualche tempo fa. L'affare Bonucci e quello di De Sciglio sembra abbiano fatto da collante. Il Milan non è il più debole del branco come si pensava fino all'anno scorso e l'atteggiamento degli altri lupi (non tragga in inganno il cognome dei protagonisti) è ora quello di un guardingo rispetto. Dietro queste mosse c'è l'affare Keita che divide profondamente la Società bianconera e la Lazio (alleato del Milan in Lega) di Lotito? Come al solito chiediamoci il fatidico cui prodest?

Fassone & Mirabelli hanno promesso ai propri tifosi l'acquisto di un attaccante top player ma nonostante i loro sforzi hanno trovato spesso le porte chiuse in Europa e in Italia. Aubameyang non si muove dalla Germania per meno di 100 milioni, Belotti dal Torino per la stessa cifra, Morata è andato al Chelsea perché il Real chiedeva non meno di 90 milioni, la fila di attaccanti vagliati dai dirigenti rossoneri è stata lunga ma non ha portato il frutto sperato. E' arrivato Kalinic, buon prospetto, funzionale alla squadra come dice Montella ma sostanzialmente già bloccato ai primi di giugno. Perché, dunque, giungere solo oggi all'ufficializzazione del suo trasferimento? Forse perché la guerra per far girare a vuoto i rossoneri è stata lunga e spossante.
Homo homini lupus? Pensiamoci...

Ciò che è sicuro è che i rossoneri sono tornati a giocare al pallone e a pretendere di recitare un ruolo di primo piano nel calcio italiano ed europeo (per ora). Chi non è d'accordo si troverà di fronte un avversario tosto (undici atleti indiavolati) e non un arrendevole e stremato lupacchiotto.

I tempi della carestia sono finiti e se è ancora troppo presto per affermare con sicurezza che sono alle porte quelli dell'abbondanza è altrettanto vero che si vede la luce in fondo al tunnel... e se lì ci fosse un presidio di lupi, beh, peggio per loro.

 

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