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ANALISI E PROSPETTIVE SUL CALCIO MODERNO
federico trivillin

Giustizia ordinaria per falli gravi? Parliamone, ma...

Girando su youtube in questi caldi giorni di agosto mi sono ritrovato a guardare una delle varie compilation come "falli (sportivamente parlando) più brutti della storia", " falli più violenti" etc...Mi sono quindi chiesto da ex studente di giurisprudenza: ma se in una rissa entro a gamba tesa e rompo il ginocchio o la tibia di qualcuno finisco davanti al giudice con l'accusa di lesioni colpose (quindi eventuale soggiorno a 5 stelle nelle patrie galere e danni da risarcire al malcapitato)? Mi sono risposto "Ovviamente si!". Di conseguenza mi sono chiesto se anche un giocatore che, durante una partita ufficiale dovesse ledere intenzionalmente in maniera grave un avversario, subirebbe la stessa sorte? Prima di rispondermi sono andato ovviamente a spulciare quelle che sono state, quantomeno nel nostro belpaese, le sentenze più importanti in materia e, altrettanto ovviamente, ho deciso di condividere con i lettori la mia opinione a riguardo.

Innanzitutto credo sia doveroso dover fare una distinzione tra il giocatore che, preso dalla foga agonistica o dalla stanchezza, entra in ritardo e in gergo "sega" le gambe all'avversario causandogli magari un grave infortunio, e quello che, superando i limiti della lealtà sportiva,  è evidentemente intenzionato ad arrecare un danno fisico all'avversario stesso attraverso il fallo di gioco (oltre a creare comunque un danno economico alla squadra avversaria).

Detto ciò entriamo nel merito della giurisprudenza dedicata attraverso tre sentenze. Partiamo dalla prima.

Nel 1992, la Suprema Corte di Cassazione si trovò a dover giudicare il comportamento risalente al 1985 di un calciatore dilettante, tale Osvaldo Lolli, reo di aver rotto la tibia ad un avversario con un calcio inenzionale durante una partita ufficiale seppur non professionistica. La sentenza emanata il 2 dicembre dello stesso anno venne comunque annullata per amnistia ma la Cassazione ritenne giusto chiarire che ""il consenso al rischio del fallo non comprende anche l'ipotesi in cui sia posta coscientemente a repentaglio l' incolumità del partecipante alla gara, il quale legittimamente può aspettarsi dall' avversario un comportamento rude, ma che non travalichi dal dovere di lealtà sportiva fino a trasmodare nel disprezzo per l'altrui integrità fisica. In questo caso il fatto sarà colposo se dipende da violazione di regolamento e doloso se l' intenzione dell' agente è quella di ledere". Riassumendo: se non fosse stato amnistiato, Osvaldo Lolli sarebbe stato condannato, a cosa, non è dato saperlo. 

Sulla stessa scia sempre la Suprema Corte, attraverso la 4°Sezione Penale, il 4 novembre 2003, condanna il dilettante Francesco C. con 300 euro di multa (sorrido al pensiero), reo di aver rotto la mandibola dell' avversario Marco D.P. (con prognosi guaribile in 40 giorni), poichè, come recita la sentenza i calciatori che fanno interventi a gamba tesa con l'intenzione di minare l'integrità fisica dell'avversario, compiono un reato penale e non un semplice illecito sportivo. Perché con questo tipo di fallo sono superati i limiti della lealtà sportiva. La Corte non ha infatti ritenuto che l'intervento fosse dato dalla ricerca del pallone ma alla ricerca della faccia dell'avversario; quindi, come un calcio in faccia in piena regola fuori dal campo di gioco.

A seguito di ciò si sono elevate le prime proteste di professionisti come Salvatore Lanna  (ai tempi al Chievo) e Davide Baiocco (Reggina), i quali affermarono rispettivamente che "questi sono normali incidenti di gioco" e che "gli interventi sul campo da calcio non sono mai volti a fare del male all'avversario" (Materazzi & Roy Keane docent).

A questo punto arriviamo alla solita farsa all'italiana dove sempre la Suprema Corte di Cassazione si "autosputtana" cambiando versione sulla medesima materia di giudizio, cioè falli gravi con lesioni in cui sia ricunosciuta colpa o dolo (ricordiamoci che le sentenze emesse dalla Cassazione per la legge italiana creano giurisprudenza, cioè una volta emessa una sentenza su un reato od un illecito, per legge i tribunali dovrebbero sempre decidere nella medesima direzione per tutti i reati od illeciti ad esso equipollenti): nel marzo dell'anno scorso, la stessa Corte aveva ritenuto in fatto che: 

"Nel corso di una partita di calcio del campionato, serie ‘eccellenza’, girone Sardegna, D.B.V., calciatore della squadra dell’Alghero, in un’azione di gioco, al fine d’interrompere l’azione avviata da G.A., calciatore della squadra dei Tempio, il quale, attorno al 48° minuto del secondo tempo, impossessatosi del pallone aveva dato vita ad un veloce contropiede della squadra ospitata, spingendo davanti a sé la sfera, con l’intento di guadagnare prestamente l’area di rigore, attingeva, con eccessiva violenza, con un calcio la gamba dell’avversario, causandogli lesioni gravi, consistite nella frattura della tibia sinistra" .Il calciatore imputato ha praticamete "segato" la tibia all'avversario per impedirgli di fare goal.

Ora, secondo le due sentenze precedenti il verdetto sarebbe dovuto essere, ovviamente, di colpevolezza per lesioni colpose o dolose ma ecco che qui arriva l'autosputtanamento di cui sopra con la sentenza che ribalta le due precedenti: Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 8 marzo 2016, n. 9559. In materia di lesioni personali colpose in ambito calcistico, trova applicazione la scriminante atipica dell’accettazione del rischio consentito, e con essa è esclusa l’antigiuridicità del fatto, qualora si tratti di azione posta in essere senza volontà lesiva, nel rispetto del regolamento, e l’evento di danno sia la conseguenza della natura stessa dell’attività sportiva che implica contatto fisico. Nel caso di specie, viene esclusa l’antigiuridicità del fatto nella condotta del calciatore" per cui anche i danni arrecati sia alla persona fisica giocatore che la persona giuridica società avversaria non vanno risarciti.

Quindi ad ora la legge in applicazione risulta essere questa: in campo je posso menà e spaccà quanto me pare e piace tanto sticazzi! 

  Arrivato a questo punto mi sono balenate nella mente due domande fondamentali: 

1-se la sentenza di sostanziale impunità è stata applicata a partire dal 2016, perchè non si è mai letto sugli organi di stampa o di informazione in genere che qualche altro calciatore della stessa serie A o delle serie superiopri di altre nazioni prima di quell'anno, non sia mai stato citato in giudizio nonostante siano accaduti fatti simili? (Vedi Youtube di cui allego un video "esemplare" in questo senso o Internet in genere)

2-Se vi è una UEFA, e "l'incidente" fosse avvenuto prima della sentenza di cui sopra, durante una gara ufficiale a valore internazionale (es.Champions League), che sistema giuridico sarebbe stato applicato nel particolare? Quello della nazione in cui la partita è stata disputata, o la UEFA applica una normativa propria? (Di questo parlerò nei particolari nel prossimo articolo riguardate l'Europa, per ora mi limito a ciò che accade in Italia)

Tralasciando quindi il secondo punto, limitiamoci a riflettere sul primo. La verità è che io stesso non so darmi una risposta ma a mia volta mi sono fatto un quadretto con un'immagine ben precisa seppur surreale: girone di ritorno 2015-16, Inter-Torino, Maxi Lopez per vendicarsi di Icardi (caso Wanda Nara ndr) entra con tutta la suola sul ginocchio dell'interista piegandolo a 90 gradi dalla parte sbagliata complicandogli se non pregiudicadogli la carriera. L'inter perde un giocatore importante, oltre ad un capitale ingente. Di chi è la responsabilità? Chi paga il danno economico all'Inter? E i guadagni di Icardi per i prossimi 10 anni? Agli avvocati di Maxi Lopez basterebbe impugare la sentenza del 2016 adducendo il fatto che fosse un normale scontro di gioco. Ma chi ci avrebbe creduto? Se foste stati Icardi, sapedo che non avreste potuto appellarvi alla giustizia ordinaria (scusate l'omissis, ma credo che il calciatore che si rivolga alla giustizia ordinaria e non sportiva rischi l'estromissione dalla lega di appartenenza) cosa avreste fatto? Stessa solfa se Evra si fosse vendicato di Suarez nello stesso modo per razzismo, non credete?

Ho un passato in terza categoria, dove sovente capitano dei derby tra squadre della medesima cittadina. Se sono anni che mi stai sullo stomaco e voglio fartela pagare per motivi personali (da piccolo mi rubavi la merenda a scuola o mi hai rubato la bicicletta nuova), io mi prendo un anno di squalifica, ma tu magari non cammini decentemente per tutta la vita. Vi pare giusto questo cari lettori?

A casa mia queste sarebbero state lesioni dolose (quindi con volontarietà di ledere) con l'aggravante della premeditazione poichè vi sono fatti precedenti all'accaduto e sarei filato per direttissima dal magistrato in attesa di un fermo (al gabbio) e di processo penale. Se do una lezione a chi mi ruba la moglie o mi insulta famiglia o colore della pelle, fuori dal campo sono cavoli amari e questo è fuori discussione. I campo no, è "normale rischio di gioco" secondo i nostri stimatissimi giudici.

Detto tutto ciò, credo nella capacità dei calciatori che tanto tifiamo di poter escludere i fatti loro dal terreno di gioco e ribadisco anche che certi falli siano dati sicuramente dall'adrenalina e dalla stanchezza dei giocatori, ma mi risulta sbagliato che la legge in vigore dia la possibilità di poter rimanere impunito solo perchè fai parte di una categoria che viene giudicata da un organo differente dalla giustizia ordinaria. Se per caso avessi azzoppato definitivamente Neymar perchè mi ha detto "italiano mafioso di m..." in un'amichevole estiva prima del trasferimento al PSG? Chi avrebbe pagato i 222 milioni al Barcellona oltre ai mancati introiti per risultati non raggiunti e merchandising? Chi avrebbe ripagato Neymar dei milioni in abbondanza che avrebbe guadagnato in futuro (seppur per qualcuno troppi)? Ma soprattutto chi mi ridà il mio ginocchio o la mia caviglia? Nessuno! Ecco cosa mi disturba di tutto ciò.

Cari lettori, so di essere stato forse un pò troppo prolisso ma come ci si può rendere conto, questa non è una materia di facile discussione e sicuramente ciò che ho scritto è altamente opinabile. Siete quindi liberi di commentare a vostro piacimento ed esprimere le vostre idee, considerando i miei articoli come spunti di riflessione e non sentenze inappellabili.

Vi saluto e arrivederci al prossimo PARLIAMONE, MA...dove affronterò questo argomento in chiave Internazionale.

 

Federico Trivillin

 

 

 

 

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