Saranno sfuggite ai più o si saranno perse nel caldo estivo le parole di Griezmann, noto forse più per il suo modo originale di festeggiare che per le sue capacità "balistiche" nel calcio. Intervistato anche sulla questione dell'omosessualità nel calcio, così si è pronunciato: "Abbiamo paura di ciò che possono dire gli altri, temiamo il giudizio altrui. Io non ho niente contro l’omosessualità: rispetto tutto il mondo. Se lo fossi, lo direi? La verità è che c’è tanta brutta gente nel calcio".
Ed è vero. Quanti sono i calciatori che si son dichiarati? Certo. Molti diranno mica l'eterosessuale deve dichiararsi. Però il gossip nel calcio è tutto focalizzato sulla questione delle relazioni eterosessuali. Esiste uno schema che fatica ad essere messo in discussione. Macchine e belle donne.

E se un calciatore invece di una bella donna avesse un bel ragazzo? Se invece di mostrare le solite tette ed i soliti... si mostrassero muscoli e mani di qualche ragazzo?
Esistono concetti, schemi, stereotipi antiquati, ma ben saldi nel calcio. Regole non scritte che non vengono messe in discussione. E vi è una paura enorme di mostrarsi per quello che si è. L'omosessualità è la cosa più naturale di questo mondo. E' sempre esistita come l'eterosessualità. Ci colmiamo la bocca di principi, di belle parole, di slogan, che troviamo anche sulle maglie dei giocatori, come rispetto. E poi? Quale reale rispetto per la persona? Per i diritti umani? Gli slogan trovano il tempo che trovano, diventano futili ed inutili se a questi non seguono azioni concrete. 
Il contrasto all'omofobia, il contrasto alle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o l'identità di genere deve essere una priorità nel calcio. Ma pare non essere nell'agenda di nessuno. Figuriamoci di chi oggi è al vertice del calcio italiano. 

Si dovrebbero obbligatoriamente introdurre azioni di educazione, prevenzione finalizzate a contrastare tutte tutte quelle violenze e discriminazioni che riguardano l'orientamento sessuale o l'identità di genere, si dovrebbero fare tante cose, ma alla fine dei conti, non stiamo semplicemente facendo niente. Forse perché l'omosessualità nel calcio fa ancora paura. Spaventa. Forse perché mette in discussione una rigidità mentale di cui non si conosce l'effettiva origine, ma di cui è sicura la sua fine, perché non potrà durare, è solo questione di tempo, il ticchettio del tempo è sempre più intenso, la mezzanotte che cambierà il mondo del calcio è sempre più vicina.