Nel noto programma La Domenica Sportiva, Marco Amelia ha offerto un contributo importante di riflessione sul malanno strutturale che affossa il nostro calcio.
I problemi della Nazionale sono solo la punta di un qualcosa di molto più profondo, enorme. E questa enormità parte da lontano, dal calcio dilettantistico, dal settore giovanile.
Amelia ha detto senza mezzi termini che in Italia non abbiamo strutture, che siamo dietro anni ed anni da realtà e scuole calcistiche come quelle inglesi, dove le accademie son sempre più diffuse e radicate nel territorio.
Se a Coverciano il calcio a livello tecnico lo si insegna anche bene, il problema è quello che accade prima. Sbaraglio totale, non sempre il merito viene premiato, anche nel calcio vi è il doping della corruzione, morale non solo materiale, del barare, dell’arrivismo, delle raccomandazioni, di un nepotismo che nel 2017 continua ad esistere.

E’ innegabile nasconderlo. Se sei figlio di un calciatore famoso hai una vera e propria autostrada spianata per arrivare in Serie A. Se invece sei figlio di nessuno, auguri e buona fortuna.
Non abbiamo strutture all’altezza, nelle periferie i campi sono disastrati, eppure il calcio avrebbe o meglio potrebbe svolgere una funzione sociale importante, come il basket negli USA. Potrebbe togliere chissà quanti giovani dalla strada.
Potrebbe far nascere chissà quanti campioni. Paradossalmente ciò è più facile che possa accadere nelle periferie degradate brasiliane che in quelle più “borghesi” italiane. Cortocircuito di un sistema che oramai è andato.