Il 2017 non è stato sicuramente l'anno da segnare nell'agenda dei ricordi per gli eventi belli che lo avrebbero caratterizzato, poco di cui entusiasmarsi a livello planetario. Anno difficile, iniziato sotto il segno del sangue, come l'attentato di Istanbul il primo gennaio, oltre una ventina  sono stati quelli che hanno creato un vero stato di terrore ovunque, da Manchester a Barcellona, da Londra a Kabul.
E' stato l'anno del centenario della disfatta di Caporetto
, in quella grande carneficina che è stata la prima guerra mondiale, ed è stato, guardando al mondo del calcio, certamente l'anno della disfatta del calcio italiano. Dalla tremenda umiliazione subita dalla Juventus nella notte magica per il Real Madrid, infernale per i bianconeri, di Cardiff, 4 gol per il Real e sarà la prima squadra prima squadra della storia a conquistare il massimo trofeo per club, in Europa, per due anni di fila, alle luci spente di San Siro di quel maledetto 13 novembre contro una modesta Svezia che ha superato il turno emulando il catenaccio italiano, beffa nella beffa.

La sventura e la disfatta dell'Italia, che non parteciperà dopo 60anni ad una coppa del mondo è un qualcosa di enorme ed ancora non compreso pienamente. E' come se a Roma sparisse il Colosseo, si è detto, ed è vero. Perchè l'Italia è stata un simbolo importante del calcio, tanto che insieme all'Inghilterra si contende la paternità o maternità di questo sport, sempre prevalentemente al maschile e con una parità di genere, almeno in Italia, illusoria da raggiungere,visto che il calcio femminile è considerato come dilettantistico e poi tutti però, per ragioni di facciata e sterile opportunismo a curare l'apparenza, quell'estetica che ci vorrebbe tutti a parole sostenitori, grandi sostenitori, del calcio femminile.

Luci spente a San Siro, in quella Milano conquistata dal capitale Made in Cina che ha creato più timori che emozioni.

In un calcio offuscato in Italia da comportamenti razzisti ed indegni che hanno fatto fare l'ennesima figura orripilante al nostro sistema. Non è bastato Cardiff, non è bastato San Siro, ci doveva essere il tremendo caso di Anna Frank.  Si è detto che Anna Frank è morta di tifo due volte.  E' stata scelta lei, non solo perché ebrea e perché forse qualcuno ha voluto augurare il peggio al rivale, con l'ambiguità della parola tifo. Ma anche perché femmina. Vi è stata una vera e propria combinazione di oscenità e mostruosità, tra simpatie verso il nazismo, sessismo sfrenato ed odio brutale che dovrebbero far tremare i polsi a chiunque. E non è bastata la vigliaccheria commessa all'interno dello Stadio Olimpico, che comunque era stata commessa anche fuori dall'Olimpico senza però scalfire i sentimenti di nessuno. L'apice della vergogna è stato raggiunto quando la Lazio è entrata in campo con la maglietta in memoria di Anna Frank ed tifosi laziali oltre ad aver fatto il solito saluto fascista hanno intonato cori fascisti. Similmente come accaduto a Bologna, oppure a Roma dove mentre si verificava la lettura di alcuni passaggi del diario di Anna Frank questi sono stati coperti da fischi ed inni a sostegno della squadra. A Torino diversi tifosi hanno cantato l'Inno di Mameli per non far ascoltare le parole del diario di Anna Frank. Qualche contestazione vi è stata anche a Firenze e probabilmente sarà accaduto anche ciò in qualche altro stadio. 

O che dire della vicenda di Aldrovandi?

Un bel giorno i tifosi della Spal decidono di  portare a Roma, così come fanno pare da sempre, uno striscione  o una bandiera a sostegno di Federico Aldrovandi.  Ma non è stato/a fatto/a entrare. Pare che l'appiglio fosse la solita mancata preventiva autorizzazione. Ed i tifosi della Spal son rimasti in silenzio per tutta la durata della partita. Qualche giorno dopo, in categorie inferiori, si verifica che Siena e Prato verranno sanzionate perchè  i loro tifosi avrebbero esposto “uno striscione di contenuto provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine”.  Ovviamente nel testo del comunicato non si specifica che si trattava dell’immagine di Aldrovandi, ma neanche è stata smentita la questione, stante anche il fatto che oltre a quell'immagine non è che ve ne fossero altre in base a quello che emerge in rete. In rete è partita la solidarietà, quella che è mancata all'interno degli stadi.

Ma il calcio italiano se la passa male anche nel calcio virtuale, sempre più diffuso, attraente e divertente e vicino alla realtà.  Nel gioco di calcio più venduto, ci sarà la licenza ufficiale della Premier League, della Bundesliga, è arrivata quella della Liga Santander e addirittura della MLS ma la Serie A non ha la licenza ufficiale, è diventato un sterile Calcio A, certo, la Juventus avrà la sua quarta maglia solo in Fifa 18, ma se il calcio italiano non viene considerato neanche in quello virtuale, che dire?

Compensa il mancato interesse forse un mondo nefasto, peggiore, cancro dell'Italia da sempre. Solo nel nostro Paese, le squadre di calcio sarebbero circa 80 mila. Coloro che praticano attivamente questo sport arrivano a sfiorare i 5 milioni, l’8,57 per cento della popolazione nazionale. Il calcio genera un giro di affari che in Italia ha raggiunto, nel 2015, 3,7 miliardi di euro, cifra pari quasi a 5,7 punti del PIL nazionale, un fatturato che, al netto degli introiti prodotti dalla FIGC e dalle leghe di categoria – 6 per cento – è polarizzato per il 70 per cento – 2,6 miliardi di euro – sul segmento delle 102 società del calcio professionistico, mentre il settore dilettantistico e giovanile origina complessivamente il 24 per cento dei ricavi, pari a 913,3 milioni di euro. Numeri che hanno conquistato le mafie e la criminalità organizzata, entrate con i piedi pesanti nel nostro calcio, da quello dilettantistico a quello di massima Serie.

Insomma un 2017 disastroso, sotto il segno della disfatta del calcio italiano.