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Marco Barone

20 squadre per un'Italia unita

L'Italia è un Paese lungo, con 60 milioni di abitanti, costituito prevalentemente da piccoli Comuni e da qualche città importante, dove il calcio ha sempre segnato la storia di questo Paese, che ha vinto quattro mondiali.
Immaginare l'Italia senza calcio è come Roma senza il Colosseo, Parigi senza la Torre Eiffel.
La prima volta che in Italia si è introdotto il campionato a 20 squadre è stato nel primo campionato giocato, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Un Paese distrutto, devastato, ma che ha visto nel calcio un modo per distrarsi, per ritornare a quella normalità che una guerra ha annichilito per diversi anni.
Il campionato inizierà il 22 settembre del 1946 e si concluderà il 6 luglio del 1947. Sì, luglio. E così sarà anche per l'anno successivo. Ma la particolarità era data dal numero di squadre. Per la prima volta saranno 20. Le esigenze saranno prevalentemente organizzative, ma in verità una Serie A a 20 squadre ben operava a favore dell'unità del nostro Paese. Vi erano squadre come l'Alessandria, il Venezia, la Triestina, Vicenza, Bari, Napoli. 

Quel campionato verrà vinto dal Torino, ultima sarà la Triestina e destino volle che proprio nella prima giornata di campionato si incontrarono queste due formazioni con un pareggio. Senza dimenticare che Trieste ancora non apparteneva all'Italia, in quel periodo era amministrata dal GMA, governo militare alleato che vi rimarrà fino al 26 ottobre del 1954, teoricamente si doveva costituire il Territorio Libero di Trieste, ma non venne mai nominato il governatore. Trieste che subito dopo l'armistizio venne annessa alla Germania nazista, liberata il primo maggio del 1945 dall'esercito di liberazione Jugoslavo, il quale il 12 giugno del 1945 cedette l'amministrazione provvisoria al GMA.
Non era ancora in Italia, ma giocava nella Serie A italiana. Ovest ed Est, Nord e Sud alla ricerca dell'unità.

Chi mette in discussione il campionato a 20 squadre, pensando che un numero ridotto possa essere migliore, erra alla grande. Sia perchè i più importanti campionati di calcio europei hanno 20 squadre, sia perché senza 20 squadre si rischia di tagliare una rappresentanza approssimativamente completa del Paese.
Con il campionato a 20 squadre ci sono realtà piccole ed anche del Sud che possono aspirare a giocare nella massima categoria. E ciò significa lavorare per l'Unità del Paese. Il problema invero sono le risorse che andrebbero equilibrate, meglio a favore delle più piccole, cercando quello spirito di solidarietà che ha permesso all'Italia di alzare la testa dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale.
Insomma, teniamoci stretto il campionato a 20 squadre, ritornato nel 2004.

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